Fare il Presidente della squadra di calcio a Bologna non è facile, poiché da qualche anno e soprattutto dopo il terribile periodo Porcedda, certa stampa e molti tifosi si interessano delle vicende societarie con maggior attenzione. Sarà lo spavento preso nei momenti del rischio di fallimento, sarà l'onestà di fondo che contraddistingue le genti di questo territorio, ma ora a Bologna non passa neanche uno spillo e ai mille occhi dei tifosi non sfugge nulla. Credo che nessun juventino o milanista abbia mai saputo quale fosse l'ultimo giorno utile per il pagamento degli stipendi, mentre noi qui a Bologna in quel giorno ci stringiamo in un unico abbraccio forte e speriamo che arrivino i bonifici nei conti correnti dei giocatori. Nonostante questa pressione mediatica puntigliosa, la società di Guaraldi non ha mai mostrato segni evidenti di crisi ed ha onorato le proprie scadenze. Nonostante negli ultimi due anni i risultati siano stati positivi, con la salvezza ottenuta con largo anticipo, questa società non riesce a far breccia nel cuore della tifoseria. Perché? Cosa c'è che non va?

“Orgoglioso di essere Bolognese? Abbonati!” (melensa), oppure “Abbiamo un sogno nel cuore.. 20.000 abbonati.. cosa aspetti?” (ottimistica), “Ripartiamo da Moscardelli! Abbonati” (sarcastica). Ecco queste tre idee che mi sono venute in venti secondi d'orologio sono decisamente migliori di quanto l'ufficio comunicazione del Bologna sia riuscito a partorire in un intero anno a disposizione. Tralasciamo l'errore grammaticale e vediamola come se siano parole derivanti da un colloquio informale, direttamente con il presidente Guaraldi. Me lo immagino che mi dice: “Non importa cosa fai, importa che ci sei”. Premetto che non ho studiato marketing e quindi giudico da utente del servizio di abbonamento, ma credo sia lampante come questa società non abbia la minima idea di cosa voglia dire una comunicazione fatta bene, con le tecnologie a disposizione oggi, in termini di ritorni economici e di immagine. Nonostante la campagna pubblicitaria sia pessima, il numero di abbonamenti non cambierà di una virgola o forse, notando l'errore, qualche puntiglioso si abbonerà giusto per urlare a Guaraldi che il congiuntivo è importante. Tutto questo è però sintomatico di qualcosa di più grave: questa società ha problemi di comunicazione.

Qualche giorno fa a Casteldebole un nutrito numero di ragazzotti della curva ha ribadito la propria avversione a questa dirigenza, accusando il Presidente di continuare a raccontare menzogne. Nel calcio in generale la verità è una cosa rara mentre di bugie se ne dicono un'infinità, soprattutto durante il calcio mercato. In realtà però si usano le bugie per depistare qualche altra società in qualche trattativa o per abbassare il prezzo di qualche giocatore, ma quando come interlocutori si hanno i tifosi è necessario essere trasparenti. I tifosi non si depistano e non si tradiscono altrimenti si viene contestati. Nel mirino dei tifosi oltre alla società è finita anche certa stampa ritenuta in qualche modo complice di Guaraldi. Senza entrare nel merito della correttezza di certe teorie, solamente il fatto che esista un dubbio sull'esistenza di questo patto tra stampa e Guaraldi, porta alla luce l'ennesima prova della difficoltà da parte di questa società nel riuscire a comunicare in modo trasparente alla propria gente.

Con investimenti che per il mondo del calcio sarebbero irrilevanti, si potrebbe fare della comunicazione un business, ma per assicurarsi i clienti una società seria deve mostrare sincerità e trasparenza. Guaraldi e i suoi sono accusati di scarsa trasparenza nei rapporti con la stampa e di mancanza di sincerità nel rilasciare dichiarazioni poi smentite dai fatti, quindi è necessario un cambio di rotta. Questa società non viene contestata perché non ha grossi capitali da investire e nemmeno perché vende questo o quel giocatore, ma perché in questi anni non ha saputo comunicare con la propria gente.

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