C’è una favola, una delle prime che mi hanno raccontato da piccolo, che con grossa probabilità tutti voi lettori conoscete. Quella del pastorello che conduceva ogni giorno le sue pecorelle a pascolare, che un giorno, preso dalla noia, decide di fare uno scherzo a tutta la gente del villaggio, gridando: "Aiuto… al lupo al lupo", mettendo in allarme tutti i contadini mentre del lupo non se ne vedeva nemmeno l’ombra. Seguitò per diversi giorni, finchè arriva il dì in cui si imbatte in un intero branco di lupi. Il copione è il solito, ma stavolta i contadini, credendo ad un altro scherzo, col cavolo che vanno ad aiutare il pastorello, che perde così tutto il suo gregge. Bene, dopo questo breve tuffo nella fanciullezza, provo a tornare serio e, assicurandovi di essere assolutamente nel pieno delle mie facoltà, vi spiego perché ho aperto l’editoriale odierno con questo richiamo al racconto di Esopo.
Tutto nasce dalla settimana che stiamo vivendo, quella post 0-0 contro il Carpi, che ha fatto suonare a mio avviso un po’ troppi campanelli d’allarme, sia dentro che fuori dal campo. Iniziando da quanto successo sul rettangolo verde, si è ufficialmente aperto il caso-attacco, con le critiche arrivate a Cacia da più parti, reo di aver segnato soli 3 gol in 13 presenze, peraltro 2 dei quali ininfluenti ai fini del risultato finale (infatti, solo l’1-1 siglato contro l’Entella ha portato concretamente punti alla classifica rossoblù). Ecco, io a ‘sto punto mi fermerei un attimo per una piccola riflessione. Premettendo che ognuno è liberissimo di esprimere la propria opinione, ritengo sia ingeneroso se non irrispettoso criticare un atleta come Daniele Cacia, professionista vero che ha le qualità, la grinta, la voglia e l’esperienza per tornare a brillare e diventare il trascinatore del Bologna. E’ vero, numeri alla mano non si può dire sia stato un avvio di stagione esaltante per l’ex Verona, ma bisogna ricordare che lo stesso ha lavorato per buona parte dell’estate da solo, dopo aver passato una stagione in naftalina con soli 540’ disputati. Un rendimento non al top in questo periodo quindi ci può anche stare, ma diamogli tempo e aspettiamo a dare giudizi affrettati. In fondo, per le critiche, ci sarà tempo e modo più avanti.
Giudizi affrettati che erano stati mossi anche sulla vicenda relativa alla frattura tra Tacopina e Saputo. Sabato mattina, facendo un po’ di “zapping” tra i vari portali di informazione prima di andare allo stadio, mi sembrava fosse successo l’apocalisse. Per carità, ci sta talvolta esasperare un po’ i toni, per andare “a caccia della notizia” come si dice in gergo, e non voglio certo dire che noi di TBW non lo facciamo o non lo abbiamo mai fatto. Quello che però mi ha lasciato un attimo perplesso è “lo stato di allerta” generatosi nelle ore successive alla diffusione della vicenda. Andiamo con ordine, e ricostruiamo brevemente il tutto. Inizialmente, si era parlato di dissidi tra Taco e Saputo legati alla figura del direttore sportivo, col primo favorevole alla permanenza di Filippo Fusco fino a giugno – come ripetuto più volte alla stampa – e il secondo invece voglioso di dare la poltrona da subito a Pantaleo Corvino. Una disputa che mi è apparsa francamente banale, nel senso che sarebbe stato piuttosto strano mandare all’aria l’intero progetto solo perché non si è d’accordo su chi debba fare il d.s. Dietro, ovvio, c’era altro, più precisamente la voglia di Joey di essere chiamato maggiormente in causa sulle scelte societarie, tra cui quella legata al restyling dello stadio, visto che di denari nelle casse rossoblù il re delle mozzarelle ne metterà parecchi, forse più di tutti gli altri soci. Da qui, come una catena, è scattata un’altra sirena: “salta tutto, non se ne fa più nulla, e visto che entro sabato bisogna presentare la fideiussione da 6 milioni relativa alla seconda tranche dell’acquisto del Bologna F.C., sta a vedere che torniamo in mano alla Futura Costruzioni e finisce tutto il sogno”. Questo, in sintesi, il panico scatenatosi in città per una semplice divergenza di vedute che all’inizio di un rapporto così complesso e importante mi pare abbastanza naturale. E, pensa un po’, è bastato un viaggio a Roma del presidente per sbloccare magicamente la situazione. Con i documenti per la fideiussione praticamente pronti e l’arrivo di Fenucci come a.d. (ormai solo da ufficializzare), la situazione si è magicamente rasserenata, con il connubio Joe&Joey tornato agli antichi fasti. E lunedì prossimo sapremo finalmente la composizione della nuova società nordamericana, al cui tavolo siederà regolarmente Joey Saputo.
Insomma, tanta paura per nulla. Che poi, a dirla tutta, un allarme è scattato davvero: quello di Casteldebole, con Tacopina che era ancora a lavoro nel suo ufficio e non si è accorto di sensori nascosti che hanno messo sull’attenti le guardie private. Il tutto è finito in ridere con i selfie delle guardie assieme al presidente rossoblù. Quanto successo a Casteldebole però, è lo specchio della settimana che stiamo per metterci alle spalle: tanto allarmismo, probabilmente troppo. Era davvero così necessario?
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