Il Bologna ha perso la prima di campionato. E dove è la novità? Per quanto si è visto negli ultimi anni la sconfitta dei rossoblù all'esordio è una giocata facile facile per i giocatori di scommesse. Possono esserci mille attenuanti per giustificare il Bologna che si è visto in campo al San Paolo, da “Il Napoli è nettamente più forte”, “Era la prima di campionato quindi c'è tempo per rimediare”, e altre cose simili: vere e possibili, ma che non devono essere giustificazioni per ciò che non va. Il Bologna è stato molle, prevedibile, lento, macchinoso, senza un gioco e quasi già battuto in partenza, come se già prima di entrare in campo sapesse che la partita l'avrebbe persa. E dispiace vedere un atteggiamento così, un atteggiamento che non rispecchia assolutamente quello che è realmente lo spirito di questi giocatori (che alla fine sono gli stessi dello scorso anno), né tanto meno del loro tecnico. Il Napoli è forte e lo ha dimostrato per novanta minuti. Il Bologna è stato piccolo e si è fatto schiacciare in ogni parte del campo, ma ha sofferto soprattutto le giocate di un ragazzo che ogni anno sta impressionando sempre di più: Marek Hamsik. Non sbaglia chi pensa che dovrebbe esserci una marcatura a uomo nei suoi confronti. È un giocatore veloce e completo, al quale non bisogna concedere nulla. Garics se lo è visto arrivare in zona per due volte dal nulla e non ci ha capito niente: gli ha lasciato troppo spazio per calciare in occasione del primo goal (“quella palla va attaccata subito, appena l'attaccante la riceve”, insegnerebbero gli allenatori di calcio), e lo ha letteralmente guardato nel raddoppio quando lo slovacco ha preso palla dentro l'area piccola e ha fatto quello che ha voluto. Sulla fascia opposta Cech è sembrato essere un giocatore affidabile, anche se è presto per giudicare fino in fondo. Ha coperto, si è proposto, ha giocato semplice e con i compagni; nel complesso non è dispiaciuto e può essere una buona alternativa a Morleo. Il 4-2-3-1 di Pioli non ha reso come ci si aspettava contro i tre centrocampisti di Benitez. Khrin e Della Rocca sono sembrati troppo leggeri per sostenere un confronto con Behrami e Inler e questo ha condizionato un po' l'equilibrio della squadra. La superiorità in mezzo al campo è stata un'altra delle chiavi nella vittoria degli azzurri. Ce lo si poteva aspettare e magari con un Perez in più a dare maggior quantità lì in mezzo, i due mediani avversari non avrebbero avuto così tante libertà. Personalmente non mi sarebbe dispiaciuta l'idea di vedere Pazienza in mezzo al campo: con l'agonismo e la cattiveria che (in teoria) lo contraddistinguono, avrebbe potuto porre un freno maggiore al centrocampo avversario; pensieri, sia chiaro: anche perché fare gli allenatori, e per lo più il giorno dopo la partita, è facile. In attacco Bianchi è stato troppo isolato, ha lottato e corso ma non si è praticamente mai visto. Con Diamanti accerchiato ed annullato dal gioco, per l'ex granata è stato impossibile ricevere palloni giocabili e provare ad inventare qualcosa dal nulla contro due difensori come Britos e Albiol. Di Lazaros si è già parlato e Kone è parso “impaurito” da Zuniga. Tanta fatica anche a contenerlo e mai una volta che gli sia andato via. Si dimentichi subito Napoli, si pensi alla Samp già da questi giorni. Si giocherà in casa e contro una squadra quadrata, quindi attenzione a non sottovalutare l'impegno. Ma da qui a domenica ci sono anche sette giorni intensi di mercato, chissà che magari il presidente, impaurito da quanto visto domenica, non pensi che sia il caso di rivedere qualcosa.
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