Con ancora negli occhi, indissolubile, l’immonda gestione dell’ultimo minuto di gara contro un Torino agonizzante, gestione peraltro sinistramente simile allo stesso giro d’orologio in cui il Bologna non riuscì ad anestetizzare un pareggio già al fresco in casa Juve, provo comunque a sollevarmi guardando la classifica, pensando all’allungamento di contratto di Pioli, e ai progetti di magnificenza edilizia in rampa di lancio.
Non ci riesco, chiaramente.
La classifica resta mediocre, incolore e insapore come il punto col Toro, e un anno fa la condizione fisica e tecnica di quel bel Bologna era totalmente diversa, naturalmente migliore.
Ha ragione Guaraldi quando sottolinea che non c’è ammodernamento del Dall’Ara o costruzione di futuristici centri tecnici che tengano, se in campo non ci va un 11 competitivo: l’auspicio è che non siano solo zuccherini per la piazza e che alle parole seguano i fatti. Fatti che oggi raccontano di una rosa enorme alla quale se togli i due petali Diamanti e Gilardino, resta giusto il gambo o poco più. A fronte dei pochissimi giocatori “nostri” migliorati negli anni (penso ad un Morleo che credo comunque stia toccando il top del suo potenziale, o a Cherubin al quale la massima serie non va più così larga, o Taider), il progetto tecnico vive sulle spalle dei soliti noti, di cui uno è tutto rossoblù-Genoa, e l’altro è diventato il manichino più ammirato nella vetrina della serie A. E Kone? Citofonare Brescia. Gabbiadini? Ciao. Perez? Buonanotte.
Lo squilibrio tra la classe e il peso tecnico di un ristretto numero di giocatori e la pochezza messa in campo, anche sabato sera, da altri mestieranti in uno stato di forma che a due mesi dal gong mi lascia perplesso e basito, rende questo Bologna in ottica presente e soprattutto immediatamente futura estremamente vulnerabile sul mercato. Pioli rassicura la stampa sui motivi che l’hanno spinto a legarsi a questa dirigenza fino al 2015, tra i quali la garanzia di un idea di crescita, ma al contempo qui sembra ci sia sempre bisogno di vendere, con tutta la merce sempre sul bancone pronta ad essere impacchettata: senza Gilardino e Diamanti, la strada da percorrere per tener fede a quella promessa sarebbe una sola, ovvero andare in tasca, e portare a casa dei giocatori decisivi. Togliere Alino dal mercato a Bologna sembra una boutade da fantacalcio, si respira un’aria mesta di consumata rassegnazione a salutare col fazzoletto chiunque giochi bene a pallone.
Impoverire ulteriormente questa squadra sarebbe scherzare col fuoco: quest’anno si è giocato d’azzardo coi portieri e si è perso il valore di Acquafresca, si è fatto jackpot all’ultimo giro con l’arrivo funambolico di Gila, ci si è giocati già la fiches d’oro Ramirez; rimane quella d’argento, Alino.
Bologna, per una volta, sorprendici, tieni Diamanti, tieni Gilardino, e quell’asticella alzala davvero.
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