Pareggite, mal di goal, sindrome del Dall'Ara. Si può chiamare in milioni di modi la (grave) malattia che sta colpendo il Bologna da quasi due mesi. Si stava bene in pieno inverno, quando l'arrivo di Sansone e il goal di Cacia, avevano scaldato un gelido lunedì sera nella gara interna contro il Perugia. Da lì è successo qualcosa, forse un colpo di freddo, forse altro. Ma tutto è cambiato, quando si gioca in casa: zero gioco, zero goal, avversari che si chiudono e ai quali non si riesce a fare male in nessuna maniera. Sono cinque le gare interne senza vincere e senza segnare, un dato che non ci saremmo mai aspettati e che viene anche difficile da spiegare. Inevitabilmente nascono critiche ed allarmismo di fronte a questi risultati, per il semplice fatto che da una squadra di questo tipo ci si aspetta sempre qualcosa di più. Quel qualcosa in più che, puntualmente, quando si gioca in via Andrea Costa, viene a mancare.

Immagine non disponibile

Se le cose stessero accadendo al contrario, quasi sicuramente non faremmo gli stessi ragionamenti. Mi spiego meglio: poniamo il caso che il Bologna avesse in casa lo stesso rendimento che ha ora in trasferta, ed in trasferta si limitasse a pareggiare e non prendere goal. La visione collettiva sarebbe diversa, parleremmo di una squadra che in casa fa il suo dovere e che fuori invece non riesce ad imporre il proprio gioco e si accontenta di guadagnare quei punticini che l'hanno comunque portata al secondo posto in classifica. E invece accade esattamente il contrario, con i rossoblù che -tra quelle che dovrebbero essere le mura amiche- soffrono una prolungata crisi di identità, mentre lontano da Bologna giocano più liberi e tranquilli. E allora, se in fin dei conti i punti sarebbero gli stessi, perchè viene da indignarsi e preoccuparsi? Perchè una squadra, quando gioca in casa, è obbligata a dare il massimo e cercare di ottenere la vittoria in qualunque modo, mentre il Bologna di oggi sembra accontentarsi e non è mai in grado di dare una spallata decisiva all'incontro. Ed è proprio perchè fuori casa si vince e si convince, che si vorrebbero vedere gli stessi risultati anche al Dall'Ara. Cinque gare senza segnare e vincere sono troppe per chiunque in qualunque categoria, sia se ti chiami Bologna e giochi in serie B, sia se sei una squadra di terza categoria e vivi il calcio come un mero e semplice divertimento.

Il cammino deve essere invertito, perchè non si può pensare di continuare con questo trend: sono troppi i punti che sono stati gettati al vento, troppe le occasioni sprecate e quella di domenica è stata sicuramente la più ghiotta. C'era la doppia possibilità di avvicinarsi alla vetta e staccare le inseguitrici e invece si è rimasti lì, lontanissimi dal Carpi e a sentire costantemente il fiato sul collo di chi sta dietro.

Si può dire tanto su Diego Lopez, ma sarebbero parole fini a se stesse. Il mister ha dimostrato di avere delle idee ben precise e di fare scelte che, almeno sulla carta, vanno controcorrente. È facile parlare di tattica e organizzazione senza vivere lo spogliatoio, però il 4-3-1-2, per quanto collaudato e affidabile, è diventato troppo prevedibile da leggere per gli avversari: un uomo in marcatura su Laribi ed uno su Matuzalem, ed il Bologna non sa più cosa fare. E proprio per questo motivo che penso sia giunto il momento di cambiare qualcosa dal punto di vista tattico, per dare un po' più di pericolosità ad una squadra che è troppo piatta e lineare. Non aveva senso modificare le carte dopo due partite che potevano essere viste come una battuta di arresto, ma potrebbe essere utile farlo dopo cinque gare nelle quali è mancato tanto, troppo, tutto. Vedremo cosa succederà in settimana, con la certezza che a Trapani, sabato, vivremo qualcosa di diverso rispetto a quello che si è visto al Dall'Ara.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti