Certo che la vita è strana. Se una settimana fa il pareggio è stato accolto come una vittoria, dopo appena sette giorni il sapore del medesimo punticino messo su in classifica è di tutt'altro gusto. Alla vigilia di Bologna-Torino in molti erano pronti a scommettere sul classico ‘’x’’ di fine campionato, immaginandosi una partita con il freno a mano tirato tra due squadre quasi tranquille; il risultato è arrivato, ma la modalità è stata da mani nei capelli e da batticuore per entrambe le tifoserie. A fronteggiarsi sono stati due degli allenatori più offensivi del panorama italiano: il nostro Pioli contro Ventura e il suo ormai mitico (ma a volte ‘’truccato’’) 4-2-4. I primi minuti sono da sbadigli e sembrano far temere l'ombra del più consueto dei ‘’biscotti’’ di primavera; poi ci pensa Curci a sfornare un ‘’dolcetto’’ niente male, con una parata goffa su cui si avventa un Barreto che barrisce per la seconda partita consecutiva. La lezione l'abbiamo imparata: quest'anno con i portieri gira così e guai a lodarli perché i ‘’pennuti’’ sono dietro l'angolo... Per fortuna ci pensa Kone (atto I) a raddrizzare la partita, facendosi trovare pronto al tap-in beffando Gillet, il ‘’sacrificato’’ che l'estate scorsa controvoglia è andato via (atto I). Ma per fortuna del Toro l'arbitro designato è il solito De Marco che contro di noi è sempre involontario protagonista di episodi controversi, diciamola così. Quindi, la rete di Kone viene annullata per un presunto fallo di Gilardino su Ogbonna, mentre i replay dimostrano che è il capitano granata a tirar giù il nostro bomber. Insomma, siamo passati da Marco (Di Vaio) a De Marco in quanto a uomini decisivi per le nostri sorti. A fine primo tempo sembra quasi che il direttore di gara ‘’compensi’’, come si dice in questi casi: in realtà stavolta la trattenuta di Glik è solare. Nella ripresa il Bologna entra con un'altra faccia. Kone (atto II) e la sua zuccata rimettono le cose apposto e stavolta nemmeno l'arbitro con i capelli a leccata di mucca può far nulla. La rabbiosa reazione rossoblù ricordava un po' quella dell'altra rimonta fresca fresca vista in Bologna-Fiorentina, dove un centrocampista da poco entrato ci ha fatto vincere grazie a un gran tiro da fuori area. In quanti abbiamo pensato a questa cosa, quando Guarente ha infilzato il ‘’pio’’ Gillet a pochi secondi dal termine, esattamente come successe con Lazaros un mesetto fa? Forse proprio questa clamorosa analogia deve aver illuso un po' tutti, Pioli compreso, che s'è lasciato andare in un'esultanza da fare solo ed esclusivamente al triplice fischio. Il bello e il brutto del calcio è proprio che le partite terminano quando l'arbitro lo decide, che sia anche dopo il recupero stabilito (De Marco colpisce ancora!): se lo ricorderà bene Garics che scivola su una buccia di banana nel momento più sbagliato e permette a Bianchi (che, purtroppo per noi, non è Toni... ) di siglare un pareggio forse giusto per quanto prodotto da entrambe le formazioni ma dolorosissimo per come è arrivato. Bianchi giustamente va ad esultare sotto i suoi tifosi, mentre noi di bianco abbiamo solo i volti provati dalla cocente delusione; l'indagatissimo Gillet (atto II), la ‘’vittima’’ degli appetiti di Guaraldi, invece lo fa sotto la ‘’Bulgarelli’’, in faccia ai suoi ex sostenitori e dimostra che Juventus e Torino, oltre alla città, condividono forse anche lo ‘’stile’’. Lungi da me il giustificare le cessioni a dir poco affrettate del nostro Presidente, ma con questo vorrei ribadire che nel calcio le volontà che contano sono sempre più di una e che di vittime non ce ne sono. A parte noi tifosi, costretti a soffrire in modo disumano e a gustarci anche simili spettacoli per la seconda volta consecutiva in casa nostra. A questo punto, in caso di eventuale rete di Portanova nell'imminente Bologna-Genoa, è lecito aspettarsi di tutto, in barba a chi (come me) ancora crede al lato romantico del calcio. Comunque, è andata così e adesso, come ha detto anche Pioli ai sadici microfoni del dopo-partita, la squadra dovrà essere brava a trasformare la delusione in rabbia positiva per raggiungere presto questa quota salvezza che sta diventando un'esca a cui ci si avvicina ma mai con la giusta decisione. Forse è scritto nel destino che Bologna-Torino, la sfida delle grandi del passato, con in ballo la bellezza di 14 scudetti e 7 coppe nazionali, debba essere sempre così emozionante, magari proprio in onore delle vecchie e gloriose sfide. Allora non c'erano ancora Ventura e le sue ‘’simpatiche’’ esultanze a fine gara, ma ormai ci stiamo abituando a questi show che si vedono solo da noi, dato che altrove, chissà perché, nessuno si permette (che non si confonda la civiltà di Bologna con l'essere fessi... ); e, per fortuna, non ci sarà nemmeno a Palermo, che diventa un appuntamento chiave in vista dei fantomatici 40 punti da raggiungere. E, si spera, non ci sarà nemmeno De Marco con i suoi gol annullati e i minuti di recupero dei recuperi. Comunque andrà nel capoluogo siciliano, la consolazione è una: come direbbe Battisti, non sarà una Ventura.
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