Il Bologna riparte da dove aveva lasciato. Si sapeva che quella perugina sarebbe stata una trasferta difficile e così è stato: la seconda sconfitta stagionale su due partite ufficiali punisce però in maniera eccessiva un Bologna che per due terzi di gara non è stato straordinario, ma neppure da buttare. Come era facile prevedere, il modulo scelto da Lopez per la prima del Bologna in Serie B era più simile ad un 4-5-1 che ad un 4-3-3. Chiaro l’obiettivo: passare indenni il primo tempo, spegnendo l’entusiasmo con cui il Perugia sarebbe entrato in campo, provando magari a colpire in contropiede grazie alla velocità dei due esterni alti e alla concretezza di Cacia. Il piano è riuscito a metà, perché se la difesa non ha corso realmente rischi (buona la prova di Paez, che sembra pronto per davvero per un campionato mediocre come quello di Serie B), l’attacco ha faticato, non riuscendo a sfruttare quel paio di ripartenze avute a disposizione grazie al dinamismo di Buchel e Casarini e agli errori di una difesa, quella perugina, tutt’altro che irreprensibile.

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Non essere riusciti a segnare su azione contro questo Perugia è a mio avviso la nota più preoccupante di questa ennesima, triste serata rossoblù. Tolto Cacia, che ha dimostrato di essere la punta giusta per questa squadra, nonostante l’occasione sprecata in apertura, Laribi e soprattutti Troianiello (primo responsabile della rete di Verre, con una criminosa palla persa sulla destra su un passaggio altrettanto delittuoso dell’inguardabile Garics) hanno steccato. Più di ogni altra cosa serve assolutamente una spalla da affiancare a Cacia, un giocatore capace di far gol e di farne fare, con regolarità. Non serve chissacché per fare un buon campionato di Serie B e dopo questa partita sono ancor più convinto che con una seconda punta di valore il Bologna potrebbe tranquillamente ambire almeno ad un posto tra le prime 8. Senza, invece, il rischio è di rivedere lo stesso film di una stagione, la scorsa, da 28 reti in 38 partite. Arriverà questo giocatore? Più no che sì, stando a quelle che sono le voci di mercato e a quello che ci dice la logica: come può l’attuale Bologna permettersi un giocatore del genere? Nico Lopez sarebbe stato un vero colpaccio, ma non è arrivato e ora bisogna disperatamente cercare un’alternativa.

L’impalcatura costruita da Lopez nel complesso funziona, l’idea di schierare due mediani di corsa – e di non pessima qualità – come Buchel e Casarini in supporto a Matuzalem (ancora troppo indietro il nostro regista, ma il campionato è lungo) è giusta e per 65’ si è visto un Bologna discreto, specie dopo il ritorno in campo dagli spogliatoi. Il gol di Verre è arrivato probabilmente nel momento migliore del Bologna, dopo l’occasione di Laribi e un altro paio di situazioni potenzialmente pericolose, ma non sfruttate adeguatamente dai nostri avanti. La corsia di destra è stata la vera croce del Bologna visto a Perugia, sia in fase offensiva che di non possesso. Non è un caso che il gol di Verre sia nato proprio da un errore della coppia Garics-Troianiello (con la complicità di Matuzalem e Casarini nel prosieguo dell’azione). La rete del giovane attaccante di scuola romanista ha spezzato in due la partita, facendo emergere una condizione fisica ancora precaria e soprattutto quello che è l’altro aspetto veramente preoccupante della giornata: il nervosismo. Imperdonabile ingenuità quella di Garics, mentre l’intervento di Zuculini fa probabilmente parte delle caratteristiche di un giocatore non a caso conosciuto per la sua celeberrima “cabezona”.

Il gruppo si dice unito – parola di capitan Morleo, a cui non vedo perché non credere – ma su di esso pesa una situazione extra-campo tutt’altro che facile. Le grane societarie, il futuro nebuloso, la piazza che (giustamente) pretende di più dopo un’annata da buttare: non è mia intenzione offrire alibi a nessuno, ma non è per nulla facile rendere al meglio con un contorno del genere. Il compito più duro di Lopez è proprio quello di tenere la squadra unita e tranquilla e di farla giocare nel migliore dei modi, nonostante tutto. A tifosi, addetti ai lavori e alla città intera il compito di stare vicini ad una squadra che ha dimostrato sul campo di aver voglia di far bene, di tenere alla maglia. Il tutto continuando a martellare sull’altro fronte, quello societario ovviamente: vedere la luce in fondo al tunnel, qui sì, è davvero difficile.

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