Ce lo ricordiamo tutti, lui per primo sicuramente. Il Bologna ha la salvezza già in tasca, manca solo la matematicità, e quel sabato di maggio Pioli in conferenza risponde alla prima domanda in maniera chiara: “Giocherà Stojanovic”. Tocca all’austro-macedone allora, finalmente. Sì, finalmente. Perché il Bologna viene da un’annata stregata per il ruolo di portiere, alternando le paperacce di Agliardi agli infortuni da esultanza di Curci, e il nome del ragazzone sotto i portici gira da parecchio. Gira perché lo ha portato Salvatore Bagni, uno che spesso ci azzecca, e gira perché durante la stagione ha già avuto modo di mettersi in mostra: una volta sola, in Coppa Italia contro il Napoli, una partita oscurata dal secondo eurogol decisivo (o Gran Pera, in gergo tecnico) di Kone ai partenopei in tre giorni. Ma se al novantunesimo eravamo ancora in linea di galleggiamento il merito era di tre bambini (sempre gergo tecnico) pulitissimi di Stojanovic su Cavani, non proprio il più scarso della compagnia, parate che oggi abbiamo probabilmente dimenticato. Da quel mercoledì di dicembre però più nulla, neanche il turno successivo di Coppa a San Siro contro l’Inter, una partita di cui invece sì che ci ricordiamo la prestazione del portiere.

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Quindi esordio in Serie A all’Olimpico per Dejan, palcoscenico di tutto rispetto, contro la Lazio di Hernanes e Klose. Sì, l’Olimpico, quasi: sembra più il Foro Italico, sia per il mese sia soprattutto per il risultato in campo. Sei zero Lazio, il secondo set non lo si gioca per manifesta inferiorità dell’avversario. Gli attaccanti biancocelesti arrivano da tutte le parti, la difesa del Bologna la cercano disperatamente anche i Ghostbusters e a fine gara Stojanovic dovrà spalmarsi tonnellate di Voltaren sulla schiena per tutte le volte in cui si è dovuto chinare a raccogliere il pallone da dentro la rete. Un esordio che costringerebbe molti colleghi a sedute di psicoterapia bisettimanali per anni, tuttavia Stojanovic non sembra troppo traumatizzato. Anzi, guarda avanti, perché dopo tre giorni c’è modo di rifarsi con l’infrasettimanale. Dai, chi arriva al Dall’Ara? Ah, il Napoli secondo in classifica. Le sbornie dicembrine sono lontanissime: Hamsik, Cavani, Dzemaili, tutto in un quarto d’ora, e per i gol subiti da Dejan in due partite facciamo nove, grazie. Come prendere due cazzotti in faccia da Cassius Clay, uppercut e gancio in successione. L’arbitro conta, arriva a nove e, nel brusio, il ragazzone si rialza, acciaccato ma in piedi. C’è un’altra possibilità prima del KO, non può soccombere adesso. Si va a Parma la domenica, la penultima di campionato, con il Bologna che non mette tre punti in cascina da più di due mesi. Segna subito Taider e i crociati non ci stanno, attaccano, spingono. Biabiany, Amauri, Belfodil. Ma niente, non si passa. Non si passa perché, semplicemente, Stojanovic le piglia tutte: “No, stavolta la palla dalla rete non mi chino a raccoglierla ragazzi, mi sono rotto”. Il Bologna raddoppia con Moscardelli, ma come in quella gara di Coppa Italia al San Paolo sulla vittoria c’è una firma chiara: c’è scritto Dejan Stojanovic.

Allo scoccare della retrocessione mi è parso subito chiaro che il Bologna non avrebbe dovuto cercare altrove il portiere per la Serie B, perché ce l’aveva già in casa, e quando si ha la possibilità di lanciare un giovane talentuoso è un dovere farlo. Dejan ha il fisico da corazziere e ha dimostrato di possedere la testa giusta per un ruolo complicato come il suo, ora deve migliorare la tecnica e fare esperienza. Un campionato lungo e complicato come quello che il Bologna andrà ad affrontare, con aggiunte le probabilissime difficoltà ambientali che lo accompagneranno, sarà un esame decisivo per capire cosa lui voglia fare da grande. Se vorrà cioè assecondare ciò che madre natura gli ha dato, oppure se farsi sorprendere dagli eventi e perdere una grande chance. Io la mia moneta la metto sulla prima ipotesi: io mi fido di lui. Voi?

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