Il mondo si è accorto dei tedeschi. Forse troppo tardi, ma sembra che adesso tutto il globo calcistico si sia svegliato e abbia capito che la Germania, in questo momento, è la miniera d'oro del futbol. Sì, l'ho scritto apposta in brasiliano. La formazione di Low ha tutto quello che serve ad una squadra per diventare grande, per diventare grandissima, per diventare campione del mondo. Incredibilmente, nessuno aveva mai dato troppa importanza a questa compagine. “Tanto arrivano sempre in semifinale poi si arrendono”, “tanto arrivano in fondo ma non vincono”, “il mondiale sudamericano lo vince per forza una sudamericana”. Erano questi i discorsi che sentivamo all'inizio di questo mondiale 2014. Invece, come sempre, i tedeschi in semifinale ci sono arrivati ma facendo molta più fatica delle scorse edizioni del torneo più importante del mondo calcistico. 2-1 soffertissimo contro la modestissima Algeria, 1-0 sofferto contro una Francia senza tantissima qualità e poi il grande exploit. Quel 7-1 lo racconteremo veramente per degli anni, è un risultato storico che noi che abbiamo avuto la fortuna di vedere con i nostri occhi, andremmo orgogliosi fra qualche decennio di poter dire: io l'ho visto. Ma perché la Germania è arrivata a questa massima espressione? Hanno avuto anche loro anni, stagioni difficili. Ma sono stati capaci di arrivare all'anno zero e ripartire, cancellare tutto e rifondare. Partendo dalle basi, dalle fondamenta. Hanno cambiato in toto il sistema del calcio tedesco. Settori giovanili, prime squadre, stadi, regole, norme di sicurezza. Si sono aperti alle frontiere estere, hanno saputo integrare nella loro nazionale anche paesi diversi e naturalizzare così diversi giocatori. Khedira e Ozil ne sono forse i due esempi più lampanti. Anche Boateng, possiamo tranquillamente citare. Con questa rifondazione, l'Allemania ha avuto la forza di ripartire e riessere grande come lo era stata nel passato. Ed ora si trovano una squadra fatta da tantissimi giovani fenomeni, tanti ragazzi sotto ai 25 anni ma già con tantissima esperienza di prima squadra, internazionale e non. Hanno il futuro più roseo di tutti davanti agli occhi. Nel mondiale in cui sono terminati due dei più grandi cicli del calcio degli ultimi anni, quello della Spagna campione di tutto e quello della Seleçao, la Germania ha trovato la sua massima consacrazione.
Da qui dovrebbe cercare di ripartire l'Italia, dalle parole giustissime di Andrea Agnelli e Barbara Berlusconi. Così come i tedeschi hanno avuto la forza di affidarsi a Rummenigge, anche noi dovremmo avere la forza di affidarci a qualche ex giocatore in grado di comandare la nostra federazione, di mettere idee solide ed innovative, un uomo che ha vissuto il campo, che ha sudato, che sa cosa vuole dire vivere uno spogliatoio. Abbiamo bisogno di voltare pagina e ripartire. Questo serve al nostro calcio, serve gente giovane con idee moderne. Per una volta, non critichiamo i tedeschi, ma cerchiamo di copiarli. Non ci battono mai e dobbiamo fare in modo che non ci battano neanche in futuro. Ora, però, l'allievo ha superato il maestro. La Germania ha superato l'Italia.
Riprendiamoci il trono!
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