Alcuni giocatori ci mettono davvero poco ad entrare nel cuore dei tifosi, si fanno amare per i loro goal, per la loro grinta, ma soprattutto per l'attaccamento alla maglia. È il caso di Marco Di Vaio, che ieri 15 Luglio ha compiuto 38 anni e al quale, per questo motivo, non potevo non dedicare questo editoriale. Marco è arrivato a Bologna nel 2008 via Genoa, in uno degli ultimi giorni della sessione estiva. Nella prima partita di campionato in maglia rossoblu, poi vinta per 2-1 a San Siro contro il Milan, Di Vaio si presenta con un goal ai suoi nuovi tifosi: sponda di Amoroso e tiro che batte Abbiati. I tifosi rossoblu iniziano a capire di che pasta è fatto quell'attaccante che già aveva fatto vedere giocate parecchio interessanti in Italia con la maglia della Juventus. Quella fu un'annata non facile per i rossoblu, che chiusero al diciassettesimo posto a soli tre punti dal Torino poi retrocesso. Fu l'anno dei tre allenatori, prima Arrigoni, poi Mihajlovic e poi Papadopulo. In questa confusione generale il Bologna si aggrappò a quello che poi è diventato il suo condottiero verso la salvezza, si affidò proprio ai goal di Marco Di Vaio che con 24 reti a fine campionato fu il vice capocannoniere, superato solo da Ibra all'ultima giornata. Ma il traguardo di 24 reti per Di Vaio ha anche un valore forse più simbolico del titolo di capocannoniere: vuol dire superare i goal siglati da Baggio (22) quando indossava la maglia del Bologna. Come detto è un anno difficile quello, per il Bologna, ma Marco sa cosa vuol dire vincere le sfide: contro la "sua" Lazio sigla una doppietta che permette al Bologna di tornare a conquistare i tre punti dopo la splendida vittoria a San Siro, contro il Torino poi sigla invece una tripletta splendida. Bologna-Torino quell'anno era un vero e proprio spareggio salvezza, Di Vaio lo sa, sa che ancora una volta il peso dell'attacco è tutto sulle sue spalle: sigla il goal del pareggio da vero e proprio rapace d'area, poi esplode in un'esultanza rabbiosa in cui c'è tutta l'essenza di Di Vaio: cuore, grinta e determinazione, in cui c'è tutta la sua voglia di vincere e trascinare i suoi alla salvezza. Ancora più bella l'esultanza del secondo goal, ancora oggi credo che se a un tifoso rossoblu venisse chiesto cosa ha provato durante quelle esultanze contro il Torino, farebbe fatica a non emozionarsi al solo ricordo. Ecco Marco di Vaio è anche questo, un giocatore che dà tutto per la maglia che indossa, che riesce a farsi amare dai suoi tifosi, anche per il fatto che incarna gli ideali che tutti vorrebbero vedere in campo: classe, cuore e voglia di vincere. Dopo quella partita il tabellino di Di Vaio recita 12 goal in 16 partite, e ancora una volta contro il Torino, nella partita di ritorno sigla un goal importantissimo su rigore: è il goal dell'1-1, ovviamente con esultanza verso il settore ospite, dove si trovavano i tifosi del Bologna. Quell'anno arriva anche la rete numero 100 in Serie A, la sigla contro il Lecce, è il goal del momentaneo 1-1. L'anno dopo Di Vaio è ancora col Bologna, squadra di cui diviene capitano, anche quell'anno contribuisce alla salvezza dei rossoblu. Segna di meno rispetto al primo anno, 12 i goal a fine campionato, ma realizza, neanche a dirlo, tutti i goal decisivi. Anche quell'anno il Bologna chiuse diciassettesimo, anche quell'occasione un goal di Di Vaio avvicinò i rossoblu alla salvezza, tra tutti quelli realizzati, i più importanti furono senza dubbio quelli contro il Parma alla 36 giornata, con le inseguitrici dietro che spingevano per cercare la salvezza. In svantaggio 0-1, Di Vaio, che non segnava da più di due mesi, strano ma vero, realizza il goal dell'1-1, poi sfrutta un'ingenuità clamorosa di un difensore del Parma e deposita in rete il goal che vale i tre punti e può voler dire salvezza. Splendida anche in questa occasione l'esultanza, con la corsa verso la sua curva e il bacio alla fascia da capitano, in quella corsa c'era probabilmente l'urlo liberatorio di una città intera che non ci stava a retrocedere proprio l'anno del centenario. L'anno seguente è un'altra stagione difficile: il Bologna viene rilevato da Porcedda, che esonera Colomba ancor prima dell'inizio del campionato, la squadra verrà poi affidata a Malesani. La squadra rossoblu riceve tre punti di penalizzazione per inadempienze finanziarie, vicende, ahi noi, note anche oggi. Quell'anno Marco raggiunge quota 43 goal in maglia rossoblu nella partita contro il Brescia, eguagliando così un mostro sacro come Bulgarelli. Poi una data che i tifosi rossoblu ricordano sempre con grande piacere: 26 Febbraio 2011, a Torino va in scena Juventus-Bologna. I rossoblu non vincono sul campo degli odiati rivali da più di trent'anni, poi ci pensa Di Vaio a sistemare le cose, prima con un pallonetto magnifico ai danni di Storari che non può nulla, poi salta da solo mezza difesa della Juve e conclude sul palo del portiere. Regala una gioia immensa a una città intera o quasi (non dimentichiamoci i bolognesi che tifano Juve) che aspettava da troppo tempo una gara del genere in casa dei bianconeri. L'anno dopo è l'ultimo in maglia rossoblu, è l'anno del saluto alla sua gente nella gara interna contro il Napoli. Di Vaio ci teneva tantissimo a salutare il suo pubblico con un goal ma non ci è riuscito, resta comunque una giornata emozionante per tutto il popolo rossoblu che ha salutato il suo campione, quello che in quei quattro anni con i colori rossoblu è diventato il loro idolo. Un leader silenzioso che si è fatto trovare sempre pronto quando serve, sempre pronto a scendere in campo e dare battaglia per i colori, per il pubblico e la città. Meraviglioso il saluto sotto la curva prima dell'inizio della partita, quella mano battuta sul cuore mentre una curva intera lo acclamava, testimoniano il legame che si è creato fra lui e questa città. Un giocatore straordinario, una grande persona, e se il Bologna è rimasto in Serie A durante anni non facili, il merito è anche e soprattutto il suo. Come recitava lo striscione della Curva durante la sua ultima partita al Dall'Ara: "Marco un grazie infinito: esci dal campo entri nel mito".

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