Non è facile per un tifoso venire a sapere che un giocatore rifiuta di vestire la maglia della sua squadra del cuore. È praticamente un’offesa personale, un po’ come se dicessero che tu non sei all’altezza, non vali abbastanza. “Sì che valgo, cavolo” è la reazione immediata. Purtroppo non è sempre detto, anche perché il “valere” di una squadra non dipende in primo luogo dal tifoso. Dipende dalla storia di quella società, in particolar modo quella recente: se per un tifoso leggere nell’albo che la sua squadra ha vinto sette scudetti è un motivo di grande orgoglio, per il calciatore moderno (che con lo sguardo non va più indietro di quando ha acceso per la prima volta la PlayStation) quella roba è sostanzialmente preistoria. Il calciatore moderno vede solamente che il club è in Serie B, che lo scorso anno è stato un pianto e forse si ricorda che quello ancora prima è andato così così. Forse. Tutto il resto è poesia, o meglio parole al vento. Sono convinto che buona parte dei giocatori contattati sin qui da Corvino nemmeno sapessero dell’avvenuto cambio di proprietà in sella al Bologna, e di conseguenza delle potenzialità della nuova società.

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Forse, però, visto che un’offerta era arrivata, il procuratore poteva quantomeno mettergli il tarlo nell’orecchio, e dirgli un po’ di cose per aggiornarlo. Dirgli che il socio di maggioranza del club è il rampollo di una famiglia italo-canadese al duecentottantanovesimo posto nella classifica dei più ricchi del mondo. Dirgli che il presidente è un macchina da guerra americana, un vulcano di idee e comunicazione che in questi primi tre mesi non ha sbagliato praticamente nulla. Dirgli che l’amministratore delegato è una delle figure più rispettate del mondo del calcio italiano, che ha contribuito a dar vita al periodo migliore della storia del Lecce e alla rinascita americana della Roma. Dirgli che il direttore sportivo è uno dei conoscitori di calcio più stimati del panorama nazionale, un dirigente che ha scoperto fior di talenti e reso grandi Lecce e Fiorentina. Dirgli che, ancora senza un ruolo preciso ma comunque ormai ufficialmente legato alla squadra, c’è un attaccante da oltre centocinquanta reti in Serie A, persona seria e apprezzata che non è mai uscita dai cuori dei tifosi. E dirgli che c’è una tifoseria che lo scorso anno, in mezzo a un disastro tecnico/societario inimmaginabile, non ha mai mancato di far sentire il proprio sostegno a una squadra imbarazzante, e che ieri mattina (sabato = weekend, casa, branda) ha portato millecinquecento persone all’allenamento per far sapere a tutti, giocatori staff tecnico dirigenti, che loro ci sono e vogliono la Serie A.

E se poi, dopo avergli detto tutte queste cose, il giocatore avesse risposto: “Guarda, io preferirei andare a marcire all’Asdrubalonese. Cioè, non so nemmeno se coi soldi arriveranno a fine stagione, e probabilmente retrocederanno, però almeno è in Serie A”, ecco a quel punto il procuratore avrebbe dovuto guardarlo negli occhi e dirgli: “Ma sei scemo?”.

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