È finita. Pare.
No, senza pare. È finita davvero. In settimana il Bologna diventerà di Joe&Joey, dopo una serie di colpi di scena degni de Il Sesto Senso. E chi lo abbia avuto, il sesto senso di prevedere questa valanga di ribaltoni, merita una stretta di mano. Sogni a occhi aperti, sogni infranti, ritorni tanto inaspettati quanto inopportuni e un finale notturno in crescendo con la Stars and Stripes che viene issata sul centro tecnico di Casteldebole quando ormai sta per scoccare la mezzanotte. È un finale che si auguravano in tanti, non tutti, e che apre suggestioni mai provate da queste parti. Ma che, soprattutto, chiude una parentesi nerissima del Bologna Football Club, la più nera degli ultimi vent’anni (che già di loro non erano stati tanto esaltanti).
C’è rimasto molto male Zanetti, il quale ha tuonato che il suo nome non dovrà mai più essere associato al Bologna. Mah, capisco che possa scottare l’essere stato nuovamente fatto fuori dai cosiddetti nanetti, però da uno che fino a due secondi prima professava di aver compiuto i suoi gesti esclusivamente per amore mi sembra una dichiarazione forte. No? Qualcosa di più simile a “Sono rimasto colpito dalla decisione del CdA, ma mi auguro che questa sia la soluzione migliore per garantire un futuro roseo al club: resterò ancora legato ai colori rosso e blu, anche se da semplice tifoso. Ah, se Guaraldi e Morandi dovessero ripresentarsi da queste parti sguinzaglierò i cani” sarebbe stata più cortese. Ma tant’è, per noi si tratta solo di acqua passata.
Perché tra pochi giorni si aprirà un nuovo corso, che forse ci consentirà di tirare nuovamente fuori da sotto tonnellate di magoni la parola “speranza”. È stato più che altro questo a farmi desiderare la pista statunitense, non tanto la questione dollari versus euro (stavamo comunque parlando di due gazillionari, e la differenza tra un miliardo di dollari e tre miliardi di dollari, noi tifosi, penso l’avremmo percepita poco). C’è stata una discrepanza abissale nel modo di porsi. Da una parte un paio di persone che hanno traversato la pozza che ci separa dagli Usa per venire qui, nella nostra città, a tracciare un progetto ambiziosissimo sostenuto da una forza economica quasi imbarazzante. Dall’altra una persona che si è sempre professata vicina alle sorti del Bologna, ma che da Treviso (due ore di macchina da qua) negli ultimi anni non si era mai mossa, infilandoci anche una candidatura a sindaco, per dire. Ed è stata tirata per la giacca, per l’ennesima volta, prima di accordare un sondino col quale alimentare forzatamente il club per evitare il fallimento. Due visioni diverse, due prospettive diverse: speriamo abbia prevalso quella migliore. Io credo di sì.
Intanto oggi la squadra andrà a Latina, a disputare una partita complicatissima. L’assenza di Maietta, Morleo e Matuzalem significa non avere a disposizioni tre colonne portanti di questa squadra, sempre presenti sin qui. I padroni di casa, invece, sferzati dal ritorno di Breda vorranno far respirare nuovamente l’aria pura della passata stagione ai propri tifosi, e giocheranno col coltello tra i denti. Con queste premesse, un’eventuale sconfitta non dovrà essere vissuta come una tragedia: ci starebbe, e pazienza. L’importante sarà continuare a tenere l’atteggiamento mentale delle ultime uscite, concentrati e quadrati, senza sbracare. Andrà fatto anche a Latina, che dista trenta chilometri da quella Anzio in cui settant’anni fa sbarcarono gli americani. Dovremo attendere ancora poco, poi libereranno anche noi.
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