Il calcio è qualcosa di incredibile, uno sport che va al di là dei 22 giocatori che rincorrono un pallone. E se riesce ad appassionare così tanti cuori in giro per tutto il globo, deve essere proprio così. In particolare, il gioco del pallone ha la straordinaria capacità di sconvolgere qualsiasi situazione, anche la più stabile e sicura, con un semplice episodio. Ma andiamo con ordine.

Cominciamo dal 9 luglio 2013, giorno in cui Rolando Bianchi sottoscrive un contratto triennale con il Bologna, che ha perso Gilardino e necessita come il pane di una punta d’area di rigore. Scattano subito i primi paragoni, qualcuno inizia a storcere il naso, i soliti “criticoni” diranno gli altri. Operazione a costo zero, visto che Rolly si svincola dal Torino ed è libero di firmare coi felsinei, a cifre piuttosto importanti (quasi un milione l’anno). Inizia il campionato, ma i gol del n.9 non arrivano. Ed ecco che il partito dei “criticoni” comincia ad acquisire consensi col passare del tempo, con il punto più basso della storia toccato nella debacle interna contro il Verona ad inizio ottobre, quando Pioli dopo 39 minuti di anonimato manda la punta sotto la doccia, regalandogli la standing-ovation al contrario di un Dall’Ara imbufalito. Ma il destino sa essere crudele e beffardo allo stesso tempo, come successo il 10 novembre: si gioca Atalanta-Bologna, con Bianchi che torna nella sua Bergamo dove ha trascorso più di dieci anni tra giovanili e prima squadra. Il Bologna va sotto, poi riesce a pareggiare - prima di subire il gol del definitivo k.o. - proprio grazie al suo attaccante, che libera la sua gioia in un’esultanza che è un misto tra rabbia e frustrazione, vista anche la non troppo amichevole accoglienza che i suoi ex supporters gli riservano. “E’ stato un gol liberatorio e importante per sbloccarmi a livello personale, non ho messo a tacere nessuno perché segnare per me è tutto e non esultare contro un’ex squadra è assurdo, sarebbe un’offesa contro gli stessi tifosi. Ma per uscire da questo momento devo segnare ancora tanti gol” ha dichiarato Rolando in conferenza stampa qualche giorno dopo, anche se sappiamo tutti che non sarà così. Altra sliding-door un po’ più tardi, il 19 gennaio: era il mio compleanno, ma evidentemente questo non importa a voi lettori. Sempre quella domenica si gioca Bologna-Napoli, una delle prime partite dell’era Ballardini. Bianchi è più o meno velatamente stato messo sul mercato dalla società, ma in quella domenica riesce a cambiare il suo destino con una doppietta che ferma la banda Benitez e regala ai rossoblù un punto insperato. Salta quindi la sua cessione e l’ormai probabilissimo arrivo di Paloschi dal Chievo, e sappiamo tutti quali saranno le conseguenze per le sorti rossoblù. L’attaccante ex Reggina non riuscirà più ad andare in rete da lì a fine campionato, mentre invece il bomber clivense si renderà protagonista di un’ottima seconda parte di stagione, chiusa a quota 13 gol (di cui 2 siglati proprio al Bologna nello scontro diretto). E così quella doppietta al Napoli, che poteva rappresentare la svolta della stagione di Bianchi e del Bologna, si è rivelata un’occasione mancata. Poi magari con Paloschi sarebbe finita allo stesso modo, ma qualche dubbio se permettete me lo tengo.

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Arriviamo così alla fine del nostro viaggio, che termina in data 5 agosto (due giorni fa, per intenderci). Dopo un lungo tira e molla, tra offerte presunte e proposte rifiutate, si chiude il cerchio: Bianchi lascia il Bologna in prestito tornando all’Atalanta, proprio la squadra contro la quale la storia di Rolando sotto le Due Torri pareva aver preso finalmente la piega giusta. Il suo posto al centro dell’attacco sarà preso da Daniele Cacia, che farà da chioccia al neoarrivato Ruben Bentancourt che invece ha percorso la Bologna-Bergamo nel senso opposto rispetto a Bianchi. Ennesima sliding door in casa Bologna, speriamo solo sia quella buona per dare una svolta finalmente positiva al destino rossoblù.

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