È finita, è davvero finita. Anzi, è cominciata: è appena cominciata.
Una giornata come quella di ieri non la vivevamo da tempo, troppo tempo. Tutto perfetto dentro e fuori dal campo, in un orgasmo di colori rossoblù che ha spazzato via di colpo il grigiore, l’angoscia, i patemi di tre anni e mezzo (anzi di più) vissuti precariamente. Di quel che c’era non c’è quasi più traccia, né ce ne sarà, perché abbiamo iniziato un viaggio che dovrebbe teletrasportarci in un’altra dimensione, di quelle che ti mozzano il respiro non perché l’aria manchi ma perché talmente entusiasmanti da farti perdere il controllo anche delle funzioni vitali. Non sarà un viaggio breve, e di intoppi ce ne saranno, ma oggi è consentito sognare. Che poi, alla fine, è proprio quello che è mancato a una generazione intera, forse due o anche tre, che il tifo lo ha vissuto con una dedizione inversamente proporzionale ai successi del Bologna. Non calpestateci questi istanti, sono transennati come lo stemma del Bologna allo stadio. Un gesto semplice, quasi banale, ma dalla potenza immensa: quelli siamo noi, e su di noi non devi azzardarti a metterci i piedi. Un concetto che, fino a poco tempo fa, evidentemente era molto poco chiaro.
Anche in campo, attualmente, fanno fatica a metterci i piedi in testa. Tre a zero al Varese, un risultato maturato nella ripresa che, di solito, era il momento no dei rossoblù. La squadra, pur con Laribi e Buchel non in grande spolvero, ha lottato e portato a casa un risultato netto e giusto. Gli attaccanti non segnavano da Pescara e invece ieri hanno azzannato il Varese con un gol a testa, oltre a fornire l’ormai consueta prestazione di sacrificio a favore della manovra collettiva. Magnifica la segnatura di Cacia, con un drop di prima da quasi quaranta metri pennellato sotto la traversa: roba di classe, realizzabile da pochi in questo campionato.
L’uomo a cui vanno rivolti i complimenti, Mr. President a parte, è però Diego Lopez. Perché il Bologna, oggi, è una squadra, una vera squadra. Accorciamenti, pressing, giro palla di prima e profondità. In una parola: gioco. Solo io so quanti dubbi avessi su di lui, inesperto e per la prima volta lontano dalla terra adottiva, e invece i dubbi me li sta rispendendo sul muso a suon di punti: la sua squadra sa esprimere un calcio divertente e funzionale. Non è detto riesca a farlo per sempre, anzi è altamente improbabile, ma solo il fatto di sapere che ce la faccia è già un punto a suo favore.
Così oggi il Bologna si sveglierà secondo in classifica e con una nuova società. Un risveglio dolcissimo, quando fino a ieri certe cose potevamo vederle solo chiudendo gli occhi. Svegliateci e lasciateci sognare in pace, ché noi non vediamo l'ora: ce lo siamo meritati.
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