Una nota pubblicità, che tutti voi lettori conoscerete, recitava “un diamante è per sempre”. Bene, adesso vi chiedo un piccolo sforzo: alla parola diamante, mettete la lettera “d” in maiuscolo, sostituite la “e” con una “i” e rileggete la frase. Quello che avrete è lo slogan dell'estate rossoblù ormai agli sgoccioli. E pensare che durante questi lunghi mesi di trattative, si è detto e scritto di tutto e il contrario di tutto. Anzi, già da prima dell'inizio del calciomercato. Riavvolgendo il nastro, ricordo i primi sentori di addio serpeggiare tra i tifosi a Casteldebole qualche settimana prima della fine del campionato scorso, diventati poi più forti durante l'ultimo impegno casalingo contro il Genoa, quando ormai Diamanti sembrava aver imboccato la via che lo avrebbe portato a Torino, sponda bianconera. Alcuni tifosi, indispettiti dal possibile tradimento, addirittura invocavano dagli spalti il capitano ad andarsene. Erano comunque timide voci all'interno di un coro che ha sempre sperato in una permanenza del n.23 sotto le Due Torri. La Confederations Cup ha congelato le trattative ma, complici le buone prestazioni durante la rassegna brasiliana, il nome di Diamanti è tornato a risuonare con insistenza sulle frequenze di radiomercato, con il Milan che si inseriva nel frattempo nella corsa per il gioiello rossoblù. Tante chiacchiere, come detto, e tanta paura. Infatti, solo ad immaginare un Bologna senza il proprio capitano veniva (e viene tuttora) un infarto. A questo, si aggiungano le partenze dolorose nel reparto avanzato di Gilardino e Gabbiadini, giusto per capire quale sia stato l'umore dei cuori rossoblù durante questa stagione estiva. E' arrivato Bianchi, certo. Ma l'arrivo dell'ex Toro non sarebbe bastato a sopperire la partenza di Alino, sia per ragioni puramente tattiche (i due interpretano ruoli evidentemente diversi) sia per ragioni tecniche. E nemmeno l'acerbo Yaisien, trequartista come il capitano, avrebbe potuto farci molto. Successivamente (siamo agli inizi di luglio), è saltata fuori la storiella della “dead line” alla cessione dell'ex Brescia, fissata da Guaraldi in coincidenza dello “start” del ritiro. Ritiro che però Diamanti non svolge dall'inizio causa prolungamento di vacanze, e intanto la dead line slitta. Sembra tutto già scritto in vista di una cessione imminente. Col passare dei giorni però, ad Andalo si avverte che il clima sta cambiando, con le nuvole sul futuro del trequartista toscano che iniziano a diradarsi: Milan e Juve virano su altri obiettivi, i tifosi appaiono più fiduciosi sulla permanenza dello stesso calciatore, mentre mister Pioli non fa altro che ribadire a noi giornalisti che il problema non sussiste. Quando arrivano i riccioli biondi in Trentino, tutti ne gioiscono. Ed è proprio quello il bivio decisivo: Alessandro capisce che Bologna è la realtà giusta per lui, dove è il top player ed è coccolato dalla gente, e ragionando anche in ottica mondiale comincia a prendere in seria considerazione l'idea di legarsi a vita ai colori rossoblù. Il resto della storia lo conosciamo, con giocatore e società in continuo contatto fino ad arrivare all'accordo di ieri. Ho detto nel titolo che il rinnovo di Diamanti è il miglior acquisto del Bfc nell'estate 2013, visto che è fuori di dubbio il fatto che Alino sia davvero l'unico, all'interno della rosa a disposizione di mister Pioli, in grado di spostare gli equilibri e di decidere il corso di una partita grazie al suo carisma e soprattutto al suo enorme tasso tecnico (per conferme, chiedere al Brescia), specie in una squadra indebolita come è quella di questa stagione. E con 7-8 o anche 10 milioni, non ne trovi di calciatori così in giro. Rinnovargli il contratto fino al 2018, seppur con un adeguamento economico, equivale a sottoscrivere un'assicurazione sulla vita. Poi non è detto che le cose vadano sempre bene, ovvio, ma con un Diamanti in più possono andare meglio. Insomma, per restare in tema pubblicitario, da tutta questa storia se ne trae una ed una sola conclusione: toglieteci tutto (o meglio, tutti) ma non Alessandro Diamanti.

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