Se ciascuno di noi potesse essere presidente della propria squadra del cuore, farebbe di tutto per portare il più in alto possibile i propri colori. La stragrande maggioranza del popolo maschile del tifo rossoblù, si sarà senza dubbio cimentata in questo ruolo grazie ai videogame manageriali, che permettono una gestione molto inglese del ruolo del manager-allenatore, che ha a disposizione budget e aspetto decisionali che nella realtà italiana non siamo abituati a vedere. Chiaramente, trattandosi solo di un gioco, è tutto molto più semplice di come sarà nella realtà, ma è comunque un modo per sognare e distaccarsi dalla cruda realtà, mettendosi a capo della propria squadra. Con un po' di pratica, molti possono confermare come anche una squadra che nella realtà fatica a salvarsi o che non fa parte delle solite tre, possa lottare per il titolo e, una volta vinto, ecco che il presidente, allenatore, general manager, diventa un idolo della folla e a quel punto si diventa il presidente ideale, per forza. Ma chi non gioca ai videogame? Le signore, per esempio, è difficile che si dilettino in quanto appena detto, ma come loro anche altri tifosi di ogni genere ed età, ma anche loro in qualche modo pensano a come debba essere il presidente ideale o come si debba comportare chi occupa quel ruolo. E allora si discute al bar, fra gli amici, al calcetto, al lavoro, ovunque, su cosa dovrebbe o non dovrebbe fare il presidente ideale. Ma come dev'essere, per l'appunto, colui che presiede una società di calcio, nella fattispecie del Bologna? Sfido qualunque bolognese ad aver pensato qualcosa di diverso da RICCO E SPENDACCIONE, perché questa è la prima cosa che i tifosi chiedono, i bolognesi in primis, senza nemmeno bisogno di spiegarlo troppo. Ma spendere non basta e allora bisogna programmare, essere competenti, andare incontro alle esigenze dei tifosi, ecc. ma soprattutto, essere chiari e sinceri con tutte quelle persone che ogni giorno della loro vita pensano, spendono (già!), ragionano, soffrono, si sbattono, s'arrabbiano, prendono permessi per il Bologna. Questi sono i "requisiti" principali che un presidente ideale dovrebbe avere. Bologna vive di una gloria ormai troppo antica e rimembra con nostalgia sempre quello scudetto del 1964, bello e tormentato. E questo perché il tifoso del Bologna non si gode un trofeo importante dal 1974 e non ha una soddisfazione vera dalla semifinale Uefa dal 1999. Dagli anni 2000 in poi solo delusioni, retrocessioni, salvezze risicate e cambi di presidenza. E intanto il tempo passa e il presidente ideale rimane Dall'Ara, fin qui il migliore di sempre, che non ha ancora trovato un degno erede se non nei videogiochi o nelle chiacchiere della gente. Allora per il momento siamo tutti presidenti ideali: da Massimo Righi ai suoi colleghi, ai suoi capi, ai suoi amici, a tutti i tifosi, fino al presidente Guaraldi stesso: forse anche lui sogna un presidente ideale al timone del Bologna.

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