Ci risiamo. Un Bologna a tratti commovente, capace di mettere alle corde uno degli avversari più quotati dell’intero campionato, riesce ancora una volta nella malaugurata impresa di gettare alle ortiche una vittoria che, per quanto visto nei primi due terzi di gara sarebbe stata più che meritata. Già, Lopez e i suoi uomini sembrano seguire con ostinazione un consolidato quanto seccante copione che più o meno recita così: squadra perfetta o quasi (a prescindere dall’avversario, dal terreno di gioco, dalle assenze, dalla congiuntura astrale, dal presidente e chi più ne ha più metta) per i primi 60-70 minuti, disastro pressocché completo nell’ultimo quarto d’ora della ripresa, durante il quali il Bologna da maschio si fa femmina, consegnandosi quasi con gusto all’avversario di turno.

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Becero sessismo a parte, l’impietoso score – 2 gol fatti e addirittura 8 (sui 17 totali) subiti – messo a referto dai rossoblù negli ultimi 15 minuti delle 17 sfide fin qui disputate non lascia spazio ad ulteriori discussioni: il Bologna, alla distanza soffre, eccome se soffre. Se poi guardiamo nel dettaglio il dato numerico, cercando di contestualizzarlo ed interpretarlo, quelle due segnature – che portano entrambe la firma di Daniele Cacia – di marca rossoblù sono arrivate a babbo decomposto più che morto, visto che, né il gol della bandiera nell’amaro debutto di Perugia né tantomeno la ciliegina sulla golosissima torta che è stata la vittoria contro il Varese, hanno portato punti alla classifica del Bologna. Al contrario, le otto sberle rifilateci da Perugia, Crotone, Livorno (x2), Brescia (x2), Spezia e Catania ci sono costate la bellezza di 10 punti. 10 punti grazie ai quali guarderemmo tutte le avversarie dall’alto, con un buon vantaggio (4 punti) sulla sorprendente capolista Carpi ed un ancor più cospicuo bottino sulle altre inseguitrici.

Passatemi il paragone davvero irriverente – e forse un tantino fuoriluogo, ma per me calza davvero a pennello – ma il Bologna visto fin qui assomiglia tremendamente ad un Rocco Siffredi affetto da ejaculazione precoce: uno stallone irresistibile, capace di far arrivare ad un passo dall’orgasmo la propria partner (noi tifosi rossoblù), ma che proprio sul più bello si inceppa irrimediabilmente, rovinando in un attimo quanto di buono costruito in precedenza e lasciando tutti a bocca asciutta. Una défaillance inspiegabile, sotto tutti i i punti di vista, che addetti ai lavori e tifosi hanno cercato a più riprese di decifrare, attribuendo la colpa prima all’allenatore e ai suoi cambi, poi alla scarsa profondità della rosa, ancora alla mancanza dell’istinto del killer, di una mentalità vincente e di concretezza da parte degli avanti rossoblù e in ultimo alla decisioni perlomeno discutibili (un mezzo rigore negato a Bessa, un rigore inventato pro-Catania) di Pairetto Jr in quel del Massimino.

Come spesso avviene, c’è del vero in ognuna delle diagnosi proposte per dare ragione del male che affligge un Bologna per il resto davvero positivo: se Abero e Troianiello non trovano più spazio nelle rotazioni di Lopez, se l’unico gol messo a segno da un subentrato a partita in corsa rimane quello di Oikonomou a Terni e se la squadra si chiude irrimediabilmente su se stessa dopo aver superato in vantaggio la boa dei due terzi di gara un motivo ci sarà; ed è proprio su questi aspetti che allenatore e società dovranno lavorare, per permettere al Bologna di “tenere duro” (che mente deviata, perdonatemi) fino in fondo, salvando la squadra dal destino di incompiuta a cui settimana dopo settimana sembra andare incontro, suo malgrado.

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