Se siete cresciuti a cavallo tra anni 80 e 90, la frase del titolo potrebbe avervi già rievocato qualche ricordo. Si tratta infatti di una delle massime enunciate nel celeberrimo cartone animato giapponese "Holly e Benji" che ha cresciuto ed introdotto al calcio almeno un paio di generazioni di bambini. Tra campi da calcio sferici, partite lunghe dieci episodi e bordate micidiali sparate da bambini, il protagonista veniva educato a trattare il pallone come il suo migliore amico e a non separarsene mai. Si tratta del maggior desiderio della stragrande maggioranza del genere umano di sesso maschile a cui spesso basta avere pochi metri quadrati di prato per anelare un qualsiasi oggetto da calciare. Ricordo chiaramente quando al liceo noi ragazzi tormentavamo la professoressa di educazione fisica fino ad ottenere di poter tirare fuori una palla per giocare a calcio e in fin dei conti è proprio lo stesso desiderio che si vede anche nel ritiro del Bologna qui ad Andalo. Nonostante sia diventato per loro un mestiere, i giocatori rossoblù non perdono occasione per estrarre una sfera dal sacco e iniziare a passarsela o palleggiare. Molti allenatori ancora oggi vieterebbero un simile comportamento almeno nella prima parte del ritiro pretendendo una totale concentrazione sul lavoro atletico. Fortunatamente per Moscardelli e compagni però Stefano Pioli la pensa diversamente e sin dal primo giorno ha introdotto nelle sedute di allenamento una fase consistente di gioco palla al piede. Anche le sessioni dedicate alla parte atletica non si concludono mai senza aver consentito ai calciatori di esprimere il loro desiderio più profondo e primordiale. Si può tranquillamente affermare che almeno i tre quarti del tempo trascorso in campo passano con un pallone tra i piedi ed è innegabile che questo metodo di lavoro renda gli atleti decisamente più felici ed anche disponibili al sacrificio. Addominali, ripetute e cambi di direzione vengono affrontati più volentieri sapendo che alla fine ci si potrà sfogare come bambini in un cortile. O come noi inviati di TuttoBolognaWeb che non siamo riusciti a resistere alla tentazione e, dopo aver visto per un paio di giorni i ragazzi di Pioli sul campo, abbiamo avvertito la necessità di procurarci un pallone per sfogarci nel primo campetto disponibile. E in fin dei conti questo desiderio che accomuna calciatori e tifosi è proprio ciò che rende il calcio così amato e vicino alla nostra vita di tutti i giorni nonostante le immense differenze di stipendio, ambizioni e talento.
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