Il giorno di riposo concesso al Bologna da Pioli, e di conseguenza a noi di TBW, mi ha permesso di riflettere su un aspetto del ritiro a cui, finora, avevo dato un peso relativo.
La prendo un po’ alla larga, abbiate la pazienza di perdonarmi. In quanti film abbiamo visto l’innamorato di turno scapicollarsi dalla sua amata, che chissà perché in quel momento si trova lontanissima da lui, per dichiararle amore eterno? Esatto, in tanti. “Succede solo nei film” è la classica sentenza cinica pronunciata all’istante, e in effetti non conosco qualcuno che l’abbia fatto nella vita reale. Tuttavia, e son convinto di non azzardare più di tanto, ho visto una cosa molto simile in questi giorni in Trentino. Mi spiego subito.
Che cos’è che ti spinge a fare cinquecento e passa chilometri in un sabato di luglio per vedere una partita come Bologna-Bolzano, novanta minuti con un livello agonistico da oratorio? Chiamatela fede, chiamatelo amore, ma onestamente non vedo grosse differenze dal clichè cinematografico descritto prima. Anzi, una sì: questo succede davvero.
Certo, quello dell’andata e ritorno in giornata è il caso più estremo, ma vi sono anche altre sfumature. Nell’ultima settimana ho incontrato numerose persone che hanno scelto di far coincidere le proprie ferie con il ritiro del Bologna ad Andalo, in modo da godersi le montagne di mattina e l’allenamento della squadra di pomeriggio. E ho conosciuto tifosi con tanti campionati sulle spalle che, l’anno scorso, hanno deciso addirittura di comprare casa quassù per non perdersi nulla della vita della banda di Pioli.
Forse il mio è solo un trip romantico, perché so che molti di voi non userebbero la parola ‘amore’: preferirebbero sicuramente ‘pazzia’. Ma alzi la mano chi in vita sua non ha mai usato l’espressione ‘innamorato pazzo’.
Purtroppo, e lo sappiamo tutti per esperienza personale, l’amore non sempre è corrisposto: a volte ti va fatta bene, altre invece ti prendi un ceffone (speriamo solamente metaforico) che ti fa piroettare per dieci minuti. Ed è per questo che io mi immagino i tifosi del Bologna con in mano una splendida margherita, piena di carnosi petali rossi e blu, pronti a far partire il rituale che tanto ci ha tormentato quando eravamo ragazzini: m’ama, non m’ama, m’ama, non m’ama… E così via, fino all’ultimo petalo. Qualche esempio? Stagione 1998/99, doppia semifinale Uefa e Coppa Italia: il Bologna m’ama. Stagione 2004/05, retrocessione dopo lo spareggio contro il Parma: il Bologna non m’ama. Semplice, no? Tanto semplice quanto crudele.
E il Bologna, il Bologna non vuole sapere se il cuore dei tifosi batte ancora per lui? Il Bologna non ce l’ha la sua margherita? Ce l’ha, certo che ce l’ha. Ma quando la sfoglia, i non m’ama non ci sono. Una fortuna che hanno in pochi.
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