Dire che il Bologna è cambiato è un po’ come scoprire l’acqua calda, troppo è stata netta ed evidente la crescita dei ragazzi rossoblù nelle ultime settimane. Anche lo stesso Diego Lopez, nell’immediato post-partita dopo la bella vittoria contro il Trapani, ha ammesso che “all’inizio era tutto diverso, fino ad un mese fa non sapevamo nemmeno di poter avere una reazione del genere”. Ed infatti poco più di trenta giorni fa, precisamente lo scorso 20 settembre, il Bologna ha toccato il punto più basso della stagione, venendo letteralmente preso a pallonate dal Crotone davanti al pubblico di casa, che non ha esitato a far sentire il proprio disappunto magari rivedendo gli spettri della scorsa annata. Ricordo ancora quel sabato, che segnava il mio esordio allo stadio come addetto ai lavori: le facce dei colleghi erano cupe, la paura quella di dover raccontare un altro percorso tortuoso e parecchio accidentato come quello terminato in maggio. Uno 0-2 che ad oggi resta l’unica vittoria dei pitagorici, ultimi in classifica con soli 7 punti. Uno schiaffo violento, che però è servito a svegliare un Bologna in coma profondo e a riportarlo sulla retta via. Analizzare quella debacle dal punto di vista tattico, aiuta a far capire l’evoluzione decisa di Cacia e soci, che da lì in poi non hanno praticamente più sbagliato un colpo. L’abito cucito da Lopez addosso al Bologna era quello attuale, il 4-3-1-2, ma diversi erano i bottoni che lo tenevano insieme: nel cuore della difesa c’era Rafael Paez, giovane di belle speranze arrivato dal Liverpool con l’etichetta di potenziale fenomeno, che nelle prime uscite ha alternato cose buone (poche) ad altre meno buone, mentre in panchina c’era un certo Marios Oikonomou, subentrato proprio allo spagnolo infortunato nella successiva trasferta di Terni e autore del gol vittoria. Da quella sera in poi, è stato un crescendo continuo con l’ex Cagliari diventato ormai pedina inamovibile nello scacchiere rossoblù. In mediana poi, si è visto un esperimento che ha lasciato molto a desiderare, e che sinceramente spero di non rivedere mai più: Laribi mezzala. In quella posizione, l’estro di Karim è soffocato dai compiti di copertura, e il Bologna di conseguenza non gira. Da quando invece l’ex Latina si è spostato sulla trequarti, dove quel sabato giocava un insufficiente Giannone, la musica è cambiata parecchio, ed anche gli attaccanti ne hanno beneficiato trovandosi molto di più nel vivo del gioco. Prova ne è stato il derby col Modena, che per esigenze dovute alle tante assenze ha portato Diego Lopez ad arretrare Laribi sulla mediana con Giannone ancora trequartista. Risultato? 0-0 pallido e Bologna lento e prevedibile. Alla diversa posizione di Laribi, si aggiungano poi le piacevoli sorprese Bessa e Zuculini, dimostratisi validi elementi sui quali fare affidamento, anche dal 1’.
Poi ovvio che, oltre a quanto visto in campo, molto ha influito il ritrovato entusiasmo in città dovuto all’avvento di Tacopina e Saputo. In un attimo (o forse qualcosina in più, vista l’estenuante trattativa), si è passati da un presidente scontroso e poco propenso all’attenzione mediatica, ad uno che si sofferma con i tifosi fino all’ultimo selfie e che sa perfettamente come si gestisce la comunicazione del club. Ed inevitabilmente, l’atmosfera che si respirava nelle ultime due uscite casalinghe contro Varese e Trapani era tutta un’altra cosa rispetto al passato. Nei tifosi è tornata l’allegria, la gioia di andare allo stadio. Non il sostegno alla squadra, quello c’è sempre stato anche nei momenti più bui.
Un plauso però va sicuramente a Diego Lopez. Sinceramente, all’inizio ero un po’ scettico sul mister, che invece ha continuato a lavorare a testa bassa cercando di trovare quella quadratura del cerchio poi arrivata, nemmeno dopo troppo tempo. Un altro al posto suo, vedendo i risultati negativi e le prime critiche, magari si sarebbe lasciato andare mandando alla deriva la nave rossoblù. Diego invece è sempre stato coi suoi ragazzi, che lo hanno ripagato con la fiducia totale e con abnegazione durante gli allenamenti. Adesso i punti arrivano, il bel gioco invocato durante il ritiro di Sestola pure, e le critiche si trasformano in elogi e note di merito. Dal Crotone ad oggi, quante cose sono cambiate...
P.S. – Un doveroso saluto va a Klas Ingesson, che proprio ieri si è arreso alla malattia dopo una vita passata a combattere, prima dentro e poi fuori dal campo. Aggiungere altro sarebbe solo superfluo, riposa in pace grande lottatore.
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