Il futuro della nostra società è nelle mani dei giovani: pare scontato ma sovente dimenticato. E, come un irriverente ma coerente parallelo, anche il futuro della nostra "società", stavolta intendo calcistica, non potrà che prescindere da giovani, nuovi talenti.
Questo breve racconto in venti righe è dedicato a qualche cinno, magari delle nostre periferie, e pensato nel ricordo, tra gli altri di:
- Giacomo Bulgarelli (che andava ai primi allenamenti in motorino con Mingardi) ed Ezio Pascutti (che qui non è nato, ma "cinno ad honorem" va considerato);
- Eraldo Pecci e Franco Colomba debuttanti insieme nientedimeno che a Juventus e pur su livelli diversi campioni sempre legati al Rossoblù;
- Roberto Mancini, salito ragazzino dalle Marche e che ci regalò i primi gol in serie A senza aver compiuto 17 anni;
- i poveri Giuliano Fiorini, Stefanone Chiodi, Niccolò Galli e Giuseppe Campione di origini diverse ma tutti precoci Golden-boy accomunati da infelice prematuro destino;
- e poi Tarozzino Tarozzi, Cippo Cipriani, Alessandro Gamberini, Ciccio Marocchi, Claudio Terzi, Beppe Zinetti, Christian Zaccardo... provati, cercati, trovati e anche perduti, ma anche Loviso, Casarini, Albinelli, Garuti e magari già domani Radakovic, Cappello e Veratti.
Domenica 13 marzo Duemila-eccetera; ore 14.58. Che impressione vista da qui, dal basso, dal prato, tutta questa gente! Per anni sono andato in curva e mi sentivo abbracciato dalle migliaia di tifosi come me. Ma da quaggiù è diverso: è più di un abbraccio... è un orizzonte di braccia, corpi, sciarpe, bandiere Rossoblù. E già questo momento, quest’alito enorme che mi toglie il respiro mi sembra un sogno. Mi avvio estasiato ma un po' rattrappito verso la panchina, quasi sentissi nelle ossa la pressione stessa dei miei passi. E non posso che ripercorrere questi anni che sono volati: i primi calci, la voglia di vivere di calcio, anzi di "pallone" ... mangiare pallone, respirare pallone, sognare pallone. Le ramanzine della mamma: "T'è' da studier!" E le chiose di papà che appoggiava mamma, ma mi regalava le scarpette nuove facendo economie e straordinari. E la voglia di spaccare il Mondo, di divorare l’erba consunta dei campetti, correndo più degli altri senza ascoltare fiatone e stanchezza. Le prime consapevolezze di avere anche dei piedi buoni e di sbilanciare le squadre ogni volta che si faceva a pari e dispari: "Oh ma se prendete lui ... a noi dovete darci un portiere buono e due cinnazzi in più ... altrimenti vincete facile!". Finché qualche osservatore (quelli con, sul bavero, la spilla del BFC) non aguzzò la vista e cominciò a corteggiarmi. Poi sudore, fango e fatica e poi gol e ancora tanti gol. Fino a farti provare con i più grandi... che voleva dire ancora sudore, fatica e lacrime da reprimere per le delusioni e da spandere di gioia per ogni nuova conquista. E ancora nuovi allenamenti infiniti e dover studiare di notte, con gli occhi che si chiudevano dalla stanchezza e le caviglie indolenzite dai calcioni degli avversari... ’che quelli dai piedi buoni li pestano già dall'entrata in campo! E fino all'uscita. Ma non si reagisce, si lotta, ci si rialza e si corre ancora... più forte fino a fare un altro gol! Fino a un altro nuovo livello mentre i muscoli diventano quelli di un uomo e i peli crescono sulle gambe e sulla faccia come le consapevolezze ma anche le incertezze, le paure.
E invece dentro a questa "bomboniera" di gente, di cori e di fede le paure sono congelate, ovattate, mentre mi scaldo dietro le panchine insieme agli altri giocatori: quelli veri! E congelo anche l'emozione, sguardo fisso in avanti come un vero atleta deve fare. Senza nemmeno guardare la partita... isolato perfino da ogni suono. Solo silenzio.
"Hey! Allora! Sveglia! Dai che il capitano non ce la fa e deve uscire". Parla con me? E girando la testa mi tuffo in un caleidoscopio che esplode, improvviso, di luce, colori e suoni ridondanti.
"Entri tu, dai cinno! Che manca mezz'ora e dobbiamo portarla a casa 'sta partita”.
Dai cinno... corri senza paura! Il meglio deve ancora venire...
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