La prossima settimana entriamo nell’Anniversario! Nell’ennesimo anniversario del nostro ultimo scudetto. Su quel pomeriggio romano del 7 giugno di quarantanove anni fa si sono spese infinite parole, rievocate spirali di ricordi e incastonate leggende da brividi: il silenzio della città che attendeva via radio di esplodere in un boato è il riassunto di quell’epilogo a una vicenda da romanzo mai scritto: il trionfo dei piccoli contro i potenti (e prepotenti) giganti, il senso di appartenenza, la sagacia del Mister Dottor “Fuffo” Bernardini (non a caso uno dei pochi allenatori apostrofato con titolo accademico e soprannome da barboncino); poi la vigliacca accusa di doping, la ribellione della città, il ripristino della giustizia e infine la morte, addolorata e dolorante, del Presidentissimo Dall’Ara.

Ma di quella squadra, di quella vittoria eternamente scolpita nella nostra memoria rimane un motto che calzava alla perfezione per definire il bel gioco di cui era artefice “Così si gioca in Paradiso”.

E questo modesto tributo-favola vuole partire dall’anno Qualchemilione13 del Paradiso (a occhio e croce: giorni nostri) in cui si decise, forse per superare la noiosa vita ultraterrena di organizzare un Campionato Celeste delle Nuvole Angeliche.

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Il Bernardini uscì dalla nube-ufficio dei Grandi Presidenti Calciofili scuotendo la pelata (qui niente cappelli a falda!) e pensò tra sé e sé quanto fosse logico che anche da queste parti i vari Moratti, Agnelli (tutti senior) e compagnia trovassero il modo di fare i prepotenti. Ma Dall’Ara aveva urlato le proprie ragioni, con quella vocina stridula e un po’ suzizzata suscitando qualche accigliata espressione negli Angeli Custodi. Cercò subito di trovare conforto per questa strampalata iniziativa in colui che era, per definizione, il Capitano.

Bulgarelli si mise a ridere e con quel suo accento nostrano esordì: “Ben mo’ da bon! Io ci sto si! Pensi Mister che mi avevano già contattato Scirea e Facchetti che si sono messi in testa di fare la Nazionale ma se organizziamo il Bologna Celestiale io sono con voi!”.

E s’incamminarono, saltellando con quell’andatura che da quaggiù è complicato capire, verso le dimore dei vari calciatori. Buso, scelto subito come portiere, stava allenando dei ragazzotti scomparsi prematuramente e nonostante cercasse di lanciare palloni complicati, non si dava ragione di come riuscissero a fare balzi felini senza il minimo sforzo: potere dell’assenza di gravità. Sulle fasce il biondino era una sicurezza, Tazio Roversi, e a sinistra Fulvio Zuccheri (già più moderno avrebbe garantito qualche sortita oltre la metà campo); Centrali: Niccolò Galli, il cinno e di fianco Ardizzon, ruvido al punto giusto e ricollocato dalla fascia.

“A centrocampo ci vuole Haller” commentarono all’unisono e di fianco a voi due prendiamo Tagliaferri che a Bologna ha giocato poco, ma di polmoni ne aveva in vita, figuriamoci qua con l’aria rarefatta.

Rimanevano gli attaccanti: Stefanone Chiodi e Giulianone Fiorini stavano giocando a carte cercando, invano, di imbrogliare un po’ e quest’ultimo esordì: “Oh non mi fate mica scherzi…che mi han chiamato anche quelli della Lazio: Chinaglia, Re Cecconi e soci. Dicono che non hanno dimenticato quel gol che li salvò dalla serie C. Ma io sono con voi, se mi prendete!” e poi ammiccò a Chiodi: “ Stefano non l’hanno mica chiamato…hanno ancora quel rigore sbagliato sullo stomaco!”. Il bomber di Argelato finse di fare l’offeso: “Guarda che io potevo andare col Milan, con i miei rigori gli ho regalato la stella. Ma sono con voi e poche pippe!”.

Completarono il tridente con Eneas de Camargo “Ma in panchina portiamo Campione perché il brasiliano è capace di sentire freddo e nostalgia anche qui” chiosò Giacomino.

Poi in panchina trovarono posto anche Franco Mancini gatto-portiere tra i pali ma un po’ meno nelle uscite (eterna lacuna) e un gruppetto di giovanotti che non se la sentivano di giocare ancora ma che con il solo carisma avrebbero fatto paura: Biavati dal doppiopasso, il bomber Gino Cappello e Anzlein Schiavio che disse: “Noi siam dei vecchietti, magari organizziamo il tifo”.

“Non scherziamo -si sentì una voce arrivare- e noi cosa ci stiamo a fare? Sto recuperando anche qualche ragazzo della curva. Hanno un po' tribolato a farsi mandare da questa parte: qualche peccatuccio, poi erano senza tessera ma alla fine gliel’hanno fatta.”. Era un’immagine un po’ sfuocata (forse ancora troppo fresca?) una coppia con fisionomie strampalate ma suggestive. Sembravano Don Chisciotte e Sancho Panza ma s’intravedeva in quello alto una folta capigliatura riccioluta e un elegante abito con cravatta rossoblù e l’altro, che chiamava il primo con un soprannome monosillabo, aveva uno strano copricapo e un clarinetto a tracolla.

Buon campionato ragaz! Chissà se qui conta vincere? Comunque lotterete fino alla morte…pardon! Lotterete per l’eternità e sicuramente non ci sarà altra squadra così bella e simpatica.

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