Dopo tre settimane di calcio parlato, il Bologna si appresta stasera a riprendere il proprio viaggio nel purgatorio della Serie B con una partita, quella casalinga contro il Perugia, che potrebbe proiettare i rossoblù al secondo posto solitario anche in caso di pareggio (senza considerare, è ovvio, il punto di penalità che dovrebbe arrivare a breve). Un viaggio, quello nella cadetteria, che tutti ci auguriamo possa giungere felicemente a compimento a maggio; e che io, nel mio piccolo, sono certo si concluderà per il meglio. Facendomi spazio tra scongiuri, toccate di ferro (e non solo) ed esorcismi vari, proverò a spiegarvi in cinque, semplici punti il perché.

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LA SOCIETÀ – Il sogno che ognuno di noi ha cullato per anni, quello di un miliardario che per qualche assurda ragione si innamorasse del Bologna, pare proprio essersi realizzato, in una maniera che forse nemmeno il più fervido degli ottimisti si sarebbe aspettato. Eh sì, perché Joey Saputo va oltre l’ideale di ricco investitore che ogni tifoso si era fatto negli ultimi anni: in molti, quasi tutti, sognavano lo sbarco a Bologna di un qualche emiro, stanco della vita tra le dune e voglioso di vivere una nuova, elettrizzante esperienza. Saputo è di più di tutto ciò, prima di tutto perché è meravigliosamente ricco e poi perché, con quella faccia pulita, curata, quasi angelica e con quel suo modo di fare deciso e rassicurante al tempo stesso, dà sempre l’idea di avere ben chiaro in mente cosa sia giusto fare e cosa no. Al suo fianco un istrione, un vero e proprio mago della comunicazione come Joe Tacopina, che qualche passo falso l’avrà anche compiuto, ma a cui vanno indubbiamente riconosciuti almeno un paio di meriti: quello di aver aver fatto di tutto pur di strappare il Bologna alla precedente proprietà, anche quando la Svolta di Villorba pareva averlo messo fuori dai giochi, riuscendo al contempo a riportare in città un entusiasmo ormai completamente sopito, e quello più squisitamente tecnico di aver assicurato il destino economico (e non solo) a personaggi di alto profilo (Saputo e Fenucci, giusto per fare i nomi), che da queste parti non si vedevano da tempo immemore. Senza dimenticare Pantaleo Corvino, un vecchio volpone che sa cosa vuole e come ottenerlo; alla fine del mercato mancano ancora due settimane tonde tonde, state pur tranquilli che da qui al due febbraio ci sarà di che essere soddisfatti. Insomma, il grigiore prima e lo squallore poi degli ultimi anni sono solo un ricordo e finalmente possiamo guardare al futuro con vivida speranza anziché preoccupazione.

L’ALLENATORE – Avrà fatto qualche errore, sarà inciampato qua e là in qualche svista, ma Diego Lopez ha avuto il grande, enorme merito di riuscire a dare una forte identità di gioco ad una squadra quasi interamente ricostruita durante il mercato estivo. Nessuno si sarebbe immaginato di vedere il Bologna al secondo posto (parimerito) alla fine del girone d’andata e se il 28 dicembre scorso ci siamo trovati lì a braccetto con il Frosinone, un bravo va detto anche e soprattutto a lui. Se non c’è nemmeno un addetto ai lavori che ne parli male (tutt’altro), qualcosa vorrà pur dire, no? Sempre posato ma estremamente determinato, testardo sì ma con l’umiltà di correggere i propri errori, Diego Lopez ha sempre sottolineato l’importanza del lavoro, dal primo all’ultimo giorno; e il lavoro alla fine paga, sempre.

LA SQUADRA – Costruita in estate tra mille difficoltà, la squadra, dopo un inizio a dir poco balbettante, è emersa in maniera prorompente in coincidenza con lo sbarco americano sotto le due torri. Qualche punto di troppo per strada l’ha lasciato, ma le due vittorie di fine anno contro Pro Vercelli e Virtus Lanciano hanno portato il bilancio del girone di andata ampiamente in attivo. Leggendo l’undici che oggi Lopez dovrebbe schierare nella prima partita del 2015, faccio molta fatica a trovare una squadra più forte e completa della nostra, in ogni reparto: la scoperta di Masina sull’out di sinistra, il rientro di Buchel a centrocampo e l’importante (e forse troppo sottovalutato) innesto di Sansone al fianco di Cacia hanno completato una squadra che a fine gennaio potrebbe diventare fuori categoria per le proprie contendenti; a patto che, com’è stato finora, l’impegno sia sempre quello massimo.

LE AVVERSARIE – Contendenti che, diciamolo pure senza vergogna, non hanno nulla, ma proprio nulla di straordinario. Quelle che dovevano essere le più serie pretendenti alla promozione, Bari e soprattutto Catania, hanno trovato non poche difficoltà fin qui e se in testa alla classifica c’è una squadra concreta ma tutt’altro che irresistibile come il Carpi qualcosa vorrà pur dire. Il Bologna ha già dimostrato di poter vincere su qualsiasi campo e contro qualsiasi avversario, ora non resta che concretizzare con continuità a questa evidente superiorità.

IL PUBBLICO – Last but non least, il tifo. L’ennesima, straordinaria manifestazione di affetto di sabato scorso è servita soprattutto – ma non solo – a far capire a società, squadra e piazza che il tifo, quello vero, c’è e ci sarà sempre, nella buona e nella cattiva sorte. Non solo perché tra gli obiettivi c’erano anche quelli di dare la giusta carica alla squadra e di far sentire alla nuova dirigenza tutto l’orgoglio che quei due colori, il rosso ed il blu, rappresentano. Sarà una lunga cavalcata quella che ci attende nei prossimi mesi, durante i quali qualche momento-no si presenterà per forza di cosa, prima o poi; in quei momenti non ci si dovrà far prendere dallo sconforto e bisognerà continuare a sostenere la squadra, dal primo all’ultimo minuto. Ce la faremo, tutti insieme, ne sono convinto.

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