Il tempo è galantuomo, non c’è che dire. Lo è stato, in passato, con il presidentissimo Renato Dall’Ara, amato postumo ancor più che in vita, lo è adesso con Giuseppe Gazzoni Frascara, rimpianto dopo la sua reggenza più che amato nel suo interregno.

Badate bene, non si tratta di revisionismo storico, bensì di ripercorrere il cammino, riconoscendo gli errori commessi qualora ci sia bisogno di farlo.

Siamo davvero felici di celebrare il ritorno come presidente onorario del “Re Sole", al Bologna football club.

Felici che Joe Tacopina e iil suo Consiglio siano intenzionati a dargli questa soddisfazione. Felici della sua soddisfazione e dell’orgoglio di ripercorrere le orme di suo nonno.

Con Gazzoni presidente abbiamo vissuto pagine di gioia calcistica, attraverso il Bologna. Che il calcio non sia scienza esatta è ben noto. E allora non bisogna farsi ingannare dai numeri, per esempio quelli del primato di punti colto nell’era decisamente contraddittoria di Guaraldi. Un confronto con il miglior Bologna di Gazzoni quello di Andersson, di Baggio, e poi anche quello di Julio Cruz, giocatori scelti da Gazzoni, è improponibile, perché negli anni ’90 l’Italia vantava il più bel campionato di calcio del mondo, di una qualità assai più alta rispetto al torneo dell’exploit del Bologna del capricciosetto Ramirez & C. Tutto è relativo, certo, ma sono fortemente convinto che se il Bologna di Cruz, o quello di Andersson e Baggio, avessero affrontato il Bologna del talentuoso uruguagio, avrebbero avuto facilmente la meglio. Lo dico senza voler sminuire alcun merito. Mi avvalgo semplicemente della facoltà di esprimere un giudizio.

Bentornato presidente Gazzoni, ribadisco!

C’è da sperare che non sia una semplice operazione simpatia e che Tacopina e i suoi soci diano a questa (garbata) attenzione verso la città e la società non solo forma, ascoltando i consigli di chi è stato pienamente riabilitato dalla storia.

Per amore di sincerità: anche Gazzoni Frascara fu a suo tempo criticato. Un esempio? Nessuno può negare come dapprima Kennet Andersson e poi persino Julio Cruz rappresentarono calciatori che divisero la tifoseria in pro e contro. E non solo la tifoseria.

A mio avviso, il presidente Gazzoni firmò il suo capolavoro quando la città si divise in Baggiofili e Uliveriani: divisione che rischiò di spaccare un Bologna di qualità tecnica ma in crisi di punti.

Ancora oggi la gente si chiede chi avesse ragione. Il mister o il Divin Codino? Risposta: ad avere straordinariamente ragione fu il vertice del club che, con acutezza assoluta, non seguì gli umori ondivaghi dei tifosi, preferendo temporeggiare. Scelta che consentì alla navicella rossoblù (che nonostante molta qualità non era riuscita in tutto il girone di andata a uscire dalle secche della classifica) di uscire in primavera a rimirar le stelle.

Detto questo, al presidente Gazzoni, che con onestà intellettuale talvolta ho criticato, in modo costruttivo, nei giorni della sua presidenza, vorrei dire quella parolina semplice semplice che gli rivolsi incontrandolo dietro le quinte del Bologna-Chievo deciso dal colpo di testa di Giorgino Bresciani. Gli dissi “Grazie”. E aggiungo: bentornato.

Chissà che non sia di buon auspicio.

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