“Tanti club stanno peggio e vorrebbero avere i conti del Bologna”. Saranno gli anni che avanzano, sarà la presbiopia che avanza o forse la corteccia cerebrale che inizia ad assottigliarsi, ma forse ho letto male. Riproviamo: “Tanti club stanno peggio e vorrebbero avere i conti del Bologna”. No no, ho proprio letto bene; ed effettivamente, pensandoci, qualche squadra messa peggio del nostro amato, disastrato Bologna ci sarà, nemmeno troppo lontano da qui, ma è la frase, pronunciata da Gianni Morandi nell’intervista concessa a Stadio qualche giorno fa.

Ma come?! Non abbiamo svenduto quei pochi giocatori con un minimo di mercato non più di un paio di settimane fa, per garantire al club l’iscrizione alla Serie B? Dovessimo prendere per vere le parole dell’ex Presidente onorario, Filippo Fusco dovrebbe essere immediatamente cacciato per aver dilapidato quel che rimaneva di un patrimonio tecnico già ridotto all’osso. E comunque, “mal comune mezzo gaudio” è uno dei pochi proverbi che non mi convince per niente.

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Fosse vero quel che dice Morandi, comunque, il Presidente e i soci non si starebbero vedendo con una sorprendente quanto preoccupante regolarità per parlare del futuro economico (non tecnico, fuguriamoci, guai a parlare di quello). E probabilmente proprio il Presidente non si direbbe fiducioso di poter portare il Bologna fino a fine stagione anche senza un aumento di capitale. Ormai anche i meno svegli hanno capito che le parole di Guaraldi vanno prese per quello che sono. L’unica promessa mantenuta, in questi anni, è stata quella di vendere Taider ad una cifra vergognosa, forse non nel modo in cui aveva dato ad intenderla…

Se quel che ha detto Morandi fosse vero, probabilmente ci sarebbe più interesse da parte di eventuali compratori nell’acquisizione della società che al timone vede ancora lui, Albano; che da parte sua pare aver manifestato per l’ennesima volta la volontà di cedere, accettando il consiglio dei soci rimasti al suo fianco di nominare un advisor nel cda del prossimo 18 luglio. Mi pare di averlo detto poco fa (ma sto invecchiando, la memoria perde colpi), le parole del Presidente hanno lo stesso valore di una banconota da 71 euro. Specie pensando all’entusiasmo da lui dimostrato in passato verso altri potenziali compratori, accolti con lo stesso entusiasmo con cui reagisco ad una telefonata di un call center di un qualsiasi gestore di telefonia.

Fosse per me, cambierei il nome di Guaraldi da Albano a Tramontano, nel disperato tentativo di indurre in una qualche maniera la fine – il tramonto appunto – del suo regno. Non servirebbe, anzi la verità è che l’unica cosa che finora è tramontata è la gioia di seguire le faccende del BFC. Mi piacerebbe tantissimo concentrarmi sul mercato, valutando con un po’ più di lucidità (età permettendo) le mosse di Fusco e Lopez, “sognando” (forse ora sto esagerando) un pronto ritorno in Serie A. Mi piacerebbe, e tanto, ma le notizie quotidiane sul fronte societario non possono che distogliere la mia attenzione e affossare ancor di più l’umore con cui affronto le vicende rossoblù.

Forse ricordo male io (l’avrete capito, soffro pesantemente gli effetti dell’invecchiamento), ma mi pareva che, sul finale della scorsa stagione, si fosse detto che il Bologna non avrebbe avuto futuro se al timone della società fosse rimasto il Capitano Guaraldi. L’avevano detto i suoi soci, l’avevano detto i tifosi, l’avevamo detto persino noi della stampa, ma niente: il Presidente è ancora lì – magari un pelo più scomodo, ma niente più – al suo posto. Gli è bastato nascondersi per un po’ e poi gettare, ancora una volta, un po’ di fumo negli occhi alla città, per cavarsi un po’ di impaccio.

Anche la discussione – più che legittima, intendiamoci – tra i tifosi sul abbonarsi o meno non fa che distogliere l’attenzione dal problema numero uno da risolvere: Guaraldi. Finché ci sarà lui, per me quella con il Bologna sarà una “relazione complicata”. Lo dico con la morte nel cuore, ma è così. Ammiro davvero tantissimo chi riesce ancora a far vincere la fede, a mettere la maglia davanti a tutti: beati voi! Invidio un po’ la vostra capicità di vedere in profondità nelle cose, perché io ormai quella gloriosa maglia, su cui in tanti hanno avidamente banchettato senza aver cura di niente e nessuno, non la vedo più. Sarà l’età che avanza, anche stavolta, ma io riesco a vedere solamente le tonnellate e tonnellate di guano da cui ormai è sommersa.

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