Sono andato alla stadio le prime volte quando avevo circa 8 anni. Significa 37 anni fa circa. E in 37 anni non ho mai visto il Bologna, allo stadio, in casa, nemmeno pareggiare. Le poche vittorie dell’era Gazzoni me le sono perse perché non abitavo in Italia. Il 3-0 del ’98-’99 lo vidi a casa di uno juventino a Londra con ospiti pressoché tutti juventini, una roba del tipo “Pane e Cioccolata” con Manfredi.

Anche se non riesco a capire come mai mi sono rimaste nel cuore come ferite indelebili proprio quelle, ricordo come più brucianti la partita dell’indimenticabile 1-5 nell’anno di Radice (che rispondeva ad un altrettanto indimenticabile 1-0 per noi a casa loro con gol su rigore del grandissimo Adelmo Paris) e quella, credo, del 2004 di uno 0-1 casalingo con gol su punizione di Nedved.

La partita con la Juve va assolutamente aldilà del normale. Per quelli che come me il Grande Bologna non lo hanno mai visto e sono anzi cresciuti nella mitologia delle trasferte di serie C contro il Fanfulla e per un certo periodo della loro vita hanno davvero creduto che Franco Fabbri fosse un eccellente giocatore, giocare con la Juve assume un valore quasi catartico rispetto alle proprie colpe, un’esperienza prossima alla seduta psicanalitica, molto spesso uno psicodramma profondissimo e buio. Anche se ogni volta faccio appello alla mia razionalità, in realtà parto sempre prevenuto, mi aspetto sempre un episodio dubbio che alla fine, come quasi sempre è accaduto, mi faccia dubitare del mio intelletto e mi faccia gridare al furto. Ogni volta è la stessa storia, tento di convincermi che la Juve vincerà perché è sempre obiettivamente più forte di noi, ma poi riesce quasi sempre a succedere qualcosa che mi fa sentire vittima di un complotto che a confronto quello (presunto) contro Papa Luciani era roba da cortile.

La realtà è che non ne posso più di questa sensazione e allora a volte sogno che un giorno un emiro che ha perso la testa decide di investire un miliardo di euro nel Bologna F.C. e contro la Juve vinciamo 8-0, con due gol di cui uno in netto fuorigioco e l’altro con un bagger del nostro centravanti che non vengono segnalati dalla terna a causa della nota sudditanza psicologica nei confronti dello squadrone rossoblù.

Sarà durissima per noi sabato sera. Tuttavia abbiamo visto tutti come un diverso approccio mentale, la rinnovata sicurezza e la conferma di una tenacia che non ci fa mollare mai abbiano trasformato in un mese e mezzo la nostra squadra. Sono soprattutto queste le basi sulle quali dobbiamo tentare di prolungare la serie positiva. A questo punto è possibile, soprattutto se Pioli riesce a imbrigliare un Pirlo che è lontano dai suoi massimi e un Pogba che è la vera sorpresa per la Juve di quest’anno.

Dopo la partita di Milano contro l’Inter, sento e so che è possibile sfidare il gioco espresso dai giocatori bianconeri. So che lo è proprio perché nel pallone a volte succede che anche i pronostici più scontati vengono sovvertiti. E’ un’altra delle meraviglie del pallone. Se mi avessero messo sulla macchina della verità dopo 5 minuti dalla fine di Inter-Bologna, avrei detto senza dubbio alcuno che Archimede Morleo è un terzino che ricorda Briegel. Ma proprio perché si tratta di una affermazione tanto strampalata quanto vera – nel senso che io l’avrei detto del tutto sinceramente in quel momento -, è possibile che sabato riusciamo a fermare la Juventus.

Ci vediamo allo stadio.

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