Sono trascorsi 105 anni e comincia un'altra storia. Il Bologna agli americani, ai "paisans", è davvero una storica notizia. Leggo in giro tanti tifosi che si interrogano sul nostro futuro. Beh, cari amici, anche se si suole dire che al peggio non c'è mai fine, stavolta mi sento di poter affermare che peggio degli ultimi anni, difficilmente andrà. Aggiungo: è molto probabile che cambi radicalmente la forma di comunicazione della società. Se c'è qualcosa che di sicuro non sarà come prima, questo riguarderà le dichiarazioni relative alle strategie societarie, ai giocatori da vendere e a quelli da comperare. E non mi pare cosa da poco. L'esposizione mediatica dei nuovi proprietari è stata interpretata in molti modi. Dico la mia: il newyorchese Joe sapeva benissimo che - dopo la fumata nera del suo primo assalto - il suo nome era diventato una barzelletta, in città. Trovo quindi normalissimo che, per dimostrare a Bologna le intenzioni serissime di questo tentativo, abbia pensato di incontrare le autorità cittadine, uno dopo l'altro. Aveva cioè la necessità di ridare credibilità alla sua immagine pubblica in questa città.

L'ultimo capitolo della vicenda è stato da molti interpretato come un "tradimento" di Guaraldi verso Zanetti, dei soci verso l'imprenditore trevigiano. Non ho elementi per giudicare, se non - come altri - parlare sul piano delle congetture. La prima ricostruzione dei fatti mi induce a dire che Zanetti sia uscito di scena non più nè meno clamorosamente di come si era d'improvviso riappalesato. Capirà, il signor Segafredo, se i sospetti di una sua riapparizione strumentale ci abbiano accompagnato dal primo all'ultimo giorno di questa breve fase, nonostante forti affermazioni di intenti, confutate poi dagli accadimenti. Capirà se il suo "nuovo" inizio ci sia parso un bluff, una carta giocata per fare uscire allo scoperto la cordata nordamericana in modo da alzare la posta. Ci abbiamo visto, cioè, l'obietivo di far ottenere ai soci quanto più fosse possibile ottenere.

Ma è vero: ci sta anche l'interpretazione di un altro, e ancora più clamoroso, sgarbato e sconcertante voltafaccia dei soci verso Zanetti stesso; un "otto settembre" di un Consiglio che non rimpiangeremo che certamente ha salvato la società dal fallimento ma che si è distinto poi, tra aumenti di capitale non sottoscritti e operazioni di mercato sconcertanti, per fatti diversi dalle parole spese. Adesso non ci rimane che aspettare. Ancora increduli, ancora scettici, fino al 15 ottobre: perchè... non si sa mai, in questo scenario di colpi di scena da soap opera di cui avremmo volentieri fatto a meno.

Auspichiamo che il Bologna abbia davvero voltato pagina. Temiamo la clausola della polverizzazione della cifra che i nuovi proprietari verseranno ai vecchi, rateizzata ulteriormente nel caso in cui il Bologna non risalga in A nelle prossime due stagioni. Ma non vogliamo pensarci. Aspettiamo ottobre, come detto, e poi gennaio per verificare sul campo la voglia di riportare il Bologna in massima serie. Adesso è tempo di rivolgere tutta la nostra attenzione sulla squadra di Diego Lopez, un tecnico che ci sta conquistando con la forza del lavoro e della discrezione. Un Bologna operaio - personalmente isso a idolo-icona personale Franco Zuculini - impegnato nella ricerca della continuità, dote importante in serie B. Forza Bologna! O se preferite Go Bologna! Go!

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