Una città sull’orlo di una crisi di nervi. È questa la Bologna calcistica degli ultimi cinque mesi, quelli dell’addio alla precedente gestione e dello sbarco nordamericano sotto le Due Torri. Una Bologna che tutta quanta (società, squadra e tifo) brama la Serie A, che sa che la promozione immediata è il lasciapassare per un paradiso che da troppo tempo ci attende. Per assurdo, abbiamo vissuto con più tranquillità – era rassegnazione, lo so, ma era più pacifica del delirio degli ultimi tempi – i mesi precedenti, quelli di una società al crepuscolo che miracolosamente si era iscritta al campionato e che provava, tra mille difficoltà, a costruire un futuro che pareva destinato a non durare granché. Era rassegnazione quella, è vero, era una situazione da cui nemmeno il più ottimista degli ottimisti pensava di poter uscire come poi ne siamo usciti, ovvero con la società più forte e ricca della storia del BFC.
Tutto a un tratto, il mondo rossoblù ha dovuto fare i conti con il peso delle aspettative, un peso divenuto ancor più grave al termine di un mercato di gennaio a cui da tempo non eravamo più abituati. Non sono il primo a notarlo – non sarò nemmeno l’ultimo – ma una persona in particolare ha calamitato su di sè tutte le attenzioni, i rimbrotti, le frustrazioni: Diego Lopez. Il capelluto tecnico rossoblù non è mai riuscito ad accattivarsi le simpatie del pubblico rossoblù, nemmeno quando un Bologna che alcuni vedevano addirittura in lotta per non retrocedere scalava progressivamente la classifica, forte di un gruppo cementificato proprio dal nuovo allenatore (con la preziosa collaborazione dell’ex d.s. Fusco) e di un gioco solo raramente spumeggiante, ma quasi sempre solido e remunerativo. Lopez si è trovato nella scomoda posizione di chi non ha nulla da guadagnare, di chi sa di essere il capro espiatorio designato nel malaugurato caso in cui le cose non vadano per il verso giusto.
E ha reagito difendendo ad oltranza se stesso, il suo lavoro e le sue scelte, negando a più riprese – o ammettendo solo in parte – l’evidenza di una squadra in calo rispetto all’autunno scorso, ma lo stesso capace di infilare una serie importante di risultati positivi e intestardendosi su alcune scelte (una su tutte: l’esclusione reiterata di Zuculini) più o meno opinabili, ma che al netto di ogni valutazione tecnica hanno avuto l’acclarato effetto di indispettire una fetta importante di tifosi; molti dei quali – avete tutto il mio biasimo, sappiatelo – non aspettavano altro che un passo per chiederne la testa, a dispetto di una classifica che ci vede ancora virtualmente promossi in Serie A. Non è un ruffiano Lopez, affatto, ma ammettere che il Bologna di Crotone e di venerdì non sia il miglior Bologna possibile potrebbe aiutarlo, rasserenando un po’ un ambiente che dall’allenatore esige spiegazioni per il calo di rendimento sempre più evidente della sua squadra.
È ovvio, solo una prestazione vincente e convincente nella difficile sfida contro il Latina rinsalderebbe la posizione di Mister Lopez, mettendo ancora una volta in minoranza i suoi detrattori e – cosa più importante – quietando una panchina che di questi tempi pare un po’ troppo traballante. Per ottenerla, questa benedetta vittoria, Lopez dovrà ripartire da una difesa che proprio nella serata più nera si è dimostrata tutto sommato solida (l’invincibile Vicenza di venerdì è riuscito a tirare solo da fuori area, a ben guardare), riuscendo al contempo a proporre qualcosa di diverso nella metà campo avversaria, dove i nostri avanti sono troppo statici e in cui mancano le alternative a un gioco che i nostri avversari paiono aver imparato a memoria. Non può essere un caso se nel grigiore di venerdì il Bologna sia comunque riuscito a rendersi pericoloso, anche con l’uomo in meno, quando Lopez ha cambiato le carte in tavola, allargando Zuculini e Laribi e dando così quell’ampiezza che sta clamorosamente mancando negli ultimi.
È da qui che il Bologna deve provare a ripartire e, er assurdo, l’aver perso venerdì potrebbe essere d’aiuto a Lopez e a tutta la squadra nel bypassare il cortocircuito innescato dagli ottimi risultati e dal gioco tutt’altro che convincente nelle ultime partite, proponendo qualcosa di nuovo, di diverso, di più efficace; un qualcosa che al Bologna serve come il pane per agguantare quell’obiettivo da non fallire che si chiama promozione.
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