Ibrahim M’Baye è il primo senegalese a vestire la maglia del Bologna. Ha firmato nella notte e, qualora Lopez lo ritenga opportuno, potrebbe addirittura far parte della formazione partente in quel di Chiavari, sabato. Ci attende una partita insidiosa per un paio di motivi. Perché in casa Entella non passa nessuno da diversi mesi. La seconda: perché il signor Gavillucci di Latina, zelante direttore di gara della partita di esordio dei rossoblù in quel di Perugia, ha incrociato due volte il suo destino con quello del Bologna, la prima volta a Bergamo (sciagurata partita di Curci…) e per due volte il Bologna ha perduto. Ora siete ovviamente autorizzati a fare ogni tipo di rito scaramantico per evitare che il famoso detto si verifichi… In cinquecento - e non si tratta di pubblicità di automobile - saranno in Liguria a sperare che la squadra dia un’ulteriore scossa alla sua serie positiva. E’ stata una settimana emozionante per i nostri colori, non solo per la franca vittoria ai danni di un coriaceo Perugia. Sono arrivati un paio di rinforzi importanti, credo però che almeno inizialmente - se non per necessità - Lopez intenderà dare fiducia alla sua squadra “storica”. Sono regole non scritte di un rispetto che, con la ragione dei risultati, è dovuto. Credo che anche a Chiavari prevarrà almeno inizialmente la squadra storica, con Coppola tra i pali, Ferrari al posto dello squalificato Maietta, con il centrocampo puntellato su Zuculini (in tempi di falso nueve, noi abbiamo un esterno di centrocampo che spesso si erge a rifinitore neanche tanto occulto), Matuzalem e Casarini (o Buchel, o Bessa), con Laribi dietro alle due punte. I soli punti interrogativi, a mio avviso, riguardano il vice Ceccarelli (potrebbe anche esordire MBaye, ma Garics rimane favorito) e la seconda punta: Acquafresca o Sansone? Nel frattempo Paez è andato a giocare a Frosinone, in prestito; e Corvino ha preso un prospetto interessante (Vitale) dal Catanzaro. A questo proposito, mi piacerebbe leggere - opinione del tutto personale - di un interessamento rossoblù per il rumeno dell’Inter Puscas, visto che i nerazzurri sembrano disposti a trattare la cessione definitiva del giocatore. Restano calde le piste di Gastaldello in difesa, di Krsticic a centrocampo e di Mancosu per l’attacco. Ma non c’è fretta. Era da tempo memorabile che il Bologna non si ergeva a un protagonismo così positivo nel corso del cosiddetto “mercato di riparazione”. Un mercato, è bene ribadirlo, che è differente, molto differente, da quello estivo. Perché a gennaio sbagliare è vietatissimo. Non ci si può dunque affidare a elementi che rappresentino una scommessa, ma - avendo ben chiaro l’obiettivo di rinforzare l’organico nel suoi punti deboli - bisogna andare sul sicuro, e acquistare elementi affidabili, già pronti. E’ così che il Bologna sta operando. Le mosse del nuovo sodalizio restano fin qui tutte efficaci e vincenti. Per prima cosa sugli investimenti infrastrutturali: la differenza tra una Romilia e il progetto stadio portato avanti dalla cordata nordamericana è ben chiara: Cazzola e Menarini intendevano imporre un progetto su un’area da loro già individuata, mentre la proprietà attuale si è seduta al tavolo con gli amministratori locali, con l’intento di fare lo stadio facendosi indicare dal Comune la zona e le caratteristiche da rispettare. Non è una sfumatura di poco conto. In secundis nel completamento dell’organico: in settimana Marco Di Vaio è diventato team manager; una sorta di capitano non giocatore. Nessuno mi toglie dalla testa, tuttavia, che la vicinanza di Di Vaio alla squadra non sia una sorta di anticamera dovuta del grande capitano in prospettiva di responsabilità tecniche più importanti. Chi vivrà vedrà. Infine due picole sfumature di Pantaleo che mi sono piaciute molto. La prima: ha trattato con i club prima ancora che con i procuratori. Dando due segnali forti, il primo che il Bologna intende intraprendere relazioni con i club importanti d’Italia in modo trasparente affacciandosi così di nuovo al balcone da cui prendono il sole i club più blasonati d’Italia. Il secondo: il Bologna non ha fatto come chi, con fare sciacallesco, si è gettato sull’agonizzante Brescia per accaparrarsi con due soldi i gioielli delle Rondinelle. Auspicando ancor lunga vita e salute a un club da cui sono usciti alcuni tra i campionissimi più importanti del calcio nostrano, trovo un altro segno distintivo che si sia voluto dare questo tipo di immagine-impronta al proprio lavoro.

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