Allora è legale non farsi recuperare due gol nell’ultimo quarto d’ora.

Allora è legale non cambiare per forza.

Allora è legale non inserire determinati giocatori.

Allora è legale portare a casa una vittoria meritatissima.

Beh, insomma: buono a sapersi.

Il Bologna in un insolito lunch match batte due a zero il Bari e si issa al terzo posto in solitaria, quattro punti dietro al Carpi e tre dietro al Frosinone. Una vittoria pesantissima contro una delle formazioni, nonostante quello che dica al momento la classifica, più attrezzate del campionato.

Non è stato il Bologna spumeggiante visto col Trapani, non è stato il Bologna arioso ma inconcludente che ha messo alle corde il Carpi, non è stato il Bologna dominante per sessanta minuti di La Spezia. È stato un altro Bologna ancora, che ha saputo soffrire quando c’era da soffrire e, soprattutto, ha saputo segnare. Perché poter affrontare quell’ultimo, sfigatissimo, quarto d’ora sopra di due gol anziché uno fa una differenza enorme, per cui stavolta il tafazzismo rossoblù ha potuto trovare sfogo “solamente” nel rosso a Oikonomou: perché, evidentemente, se in quel quarto d’ora non facciamo baggianate non ci divertiamo.

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Abbiamo visto perciò un Bologna diverso, meno bello delle gare migliori ma sicuramente migliore sotto tanti punti di vista. Il Bari è arrivato al Dall’Ara con l’entusiasmo intrinseco portato dal cambio allenatore, il quale aveva ottenuto una vittoria all’esordio contro l’ottimo Trapani: il rischio di fare una figuraccia era dietro l’angolo. I primi minuti, infatti, hanno mostrato un Bari volitivo e per nulla barricato in difesa, e i rossoblù ci hanno messo un po’ a prendere le misure di questa squadra che era un grosso punto interrogativo da affrontare. Una volta prese le misure, però, in fase di costruzione i biancorossi non hanno più punto, ma sono stati bravi ad approfittare di alcune crepissime nella manovra del Bologna: per le occasioni più grosse, Galano & Co. devono ringraziare alcune pesantissime leggerezze commesse dai padroni di casa, tanto spaventose quanto (per fortuna) impunite.

Dal suo canto la squadra di Lopez ha sfruttato soprattutto l’asse di destra Ceccarelli – Zuculini, con l’aggiunta di sapienti tocchi di Laribi, per approfittare di una fascia sinistra barese occupata prima da Defendi e poi da Sabelli, ovvero due giocatori adattati in quel ruolo. Zuculini, ieri, è stato dominante: maratoneta consapevole, ha ruggito sia in difesa sia in attacco (suo il cross per il raddoppio, ma non solo) giocando la miglior gara da quando è arrivato sotto le Due Torri. Meno in evidenza ma autore di un sontuoso lavoro sottotraccia, invece, Matuzalem, il cui piede “po’ esse’ piuma o po’ esse’ fero”, e oggi è stato decisamente fero. Giù il cappello anche davanti a Laribi, che dopo una partenza in sordina è uscito alla grande e, oltre ai due gol (uno e mezzo in realtà, perché l’altro mezzo è di saponetta Donnarumma), ha spesso illuminato. L’attacco non è andato a segno nonostante i due buoni palloni per Acquafresca, ma non mi sembra il caso di farne un dramma, vero? Vero? VERO?

Alla fine, però, parte del merito è impossibile non darla a Diego Lopez. Perché anche questa volta il Bologna ha disputato uno scontro diretto (sì che è diretto, dai) con tanta personalità, allungando la lista di partite in cui, a livello di gioco, i rossoblù hanno fatto meglio dell’avversaria. Da un mese a questa parte mancava solo il risultato, che certo non è poco, ma finalmente è arrivato pure quello. Lopez da sette sia nella preparazione sia, ieri, anche nella gestione: continuiamo così e ci toglieremo altre soddisfazioni.

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