Bologna ancora pieno di difetti e con poca qualità nei sedici metri, il decimo posto si potrebbe firmare. Sono arrivati i gol dei centravanti, ed è una notizia
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Trend in calo
Fino a qui, il Bologna ha dato una chiara impressione dei suoi valori. Non sono da Europa e non sono da retrocessione. Ecco perché il decimo posto, alla fine della fiera, potremmo anche firmarlo. Non cambierebbe nulla nello schema generale di un club che da due anni a questa parte ha deciso di monetizzare il parco giocatori di qualità che aveva creato (la faccenda ricavi, spiegata da Fenucci, non è convincente perché anche con gli incassi Uefa due big sono stati sacrificati), rientrando nei ranghi dopo un quinto posto e una Coppa Italia vinta. Una scelta non imposta da nessuno se non dalle decisioni di chi comanda, perché si è deciso di non investire più nella squadra e di limitarsi alle iniezioni di capitale quando il bilancio lo richiede. Sono strategie legittime, ed è diritto di un club intraprenderle e portarle avanti, a patto che vengano spiegate con sincerità. Ma una stagione così è difficile che possa avere un picco glicemico di gioia quando la stessa società fissa un obiettivo di minima, senza grande entusiasmo, parlando genericamente di calcio divertente e un piazzamento a sinistra. Il convento passa questo e di conseguenza anche i risultati rischieranno di essere ulteriormente al ribasso dopo 68, 62 e 56 punti. Il trend sta disegnando una parabola calante...
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