Pensavamo di averle viste tutto o quasi nell’ultimo, tormentatissimo anno e mezzo di storia del Bologna F.C. 1909, ma ci sbagliavamo e di grosso. L’ignobile prestazione di sabato pomeriggio ha rigettato la piazza nello sconforto, a poco più di una settimana dall’effimera vittoria di Pescara, che solo per un attimo sembrava aver fatto vedere la luce in fondo al tunnel. Lo 0-2 con il quale un modestissimo Crotone ha espugnato il Dall’Ara con preoccupante facilità ci ha riportati alla triste realtà di un Bologna che pare aver dimenticato come si vincono le partite, specie tra le mure amiche. Uno spettacolo avvilente, a cui fatichiamo ad abituarci, nonostante lo scempio che da un anno e mezzo a questa parte va regolamente in scena al Dall’Ara.

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A poco più di un mese dalla prima uscita ufficiale (la sconfitta interna – guarda un po’ – contro l’irresistibile Aquila), giocatori, allenatore e direttore sportivo hanno già esaurito il bonus di fiducia e credibilità che la tifoseria e parte degli addetti ai lavori (tra i quali il sottoscritto) avevano riservato loro a scatola chiusa a partire dal ritiro di Sestola. Pretendere che questa squadra, di certo non inferiore al livello medio che questo penoso campionato di Serie B propone, partisse in quarta era eccessivo, viste le tante facce nuove che negli ultimi mesi si sono viste a Casteldebole; era però legittimo aspettarsi che la squadra scendesse in campo animata da quel fuoco sacro senza il quale in B, anche se ti chiami Bologna, le prendi dal Crotone e dall’Entella di turno.

Che Diego Lopez non ci abbia capito granché fino ad ora è un dato di fatto che non merita di essere approfondito più di tanto. L’allenatore uruguaiano ha probabilmente accettato una sfida più grande di lui quest’estate, accettando di sedersi su una delle panchine più scomode dell’intero panorama calcistico internazionale. Difficile fare peggio di una stagione disgraziata come quella della retrocessione, è vero, ma per un allenatore giovane e pacifico come Lopez non dev’essere affatto facile trovarsi con le spalle scoperte da una società disgraziata e inetta come quella guidata (speriamo ancora per poco) da Albano Guaraldi.

Indipendentemente da quale sia il punto di vista dal quale decidiamo di analizzare la realtà Bologna degli ultimi due anni e mezzo, ci ritroviamo inevitabilmente a parlare del miglior presidente (cit.) della prestigiosa storia del nostro amato BFC. Voi direte: ma in campo mica ci scende Guaraldi! Vero, ma la responsabilità di chi scegliere giocatori, allenatore e staff tecnico è tutta sua. Con tutti gli innegabili difetti che stanno venendo a galla nelle prime partite della sua gestione, Lopez si trova costretto a lavorare senza poter godere in alcun modo dell’appoggio della dirigenza (Fusco a parte, che comunque si trova in una situazione assai simile a quella del tecnico che lui stesso ha scelto quest’estate), venendo di fatto deligittimato appena se ne presenta l’occasione. Lo smarrimento, l’insicurezza e l’incapacità di affrontare anche il più piccolo degli ostacoli che la squadra mostra in ogni apparizione non sono che lo specchio della dissennata amministrazione del Bologna degli ultimi tempi.

Non è mia intenzione offrire un alibi alla squadra, che ha le sue colpe e da cui pretendiamo un netto cambio di rotta, quanto meno nell’atteggiamento, già a partire dalla delicata sfida di domani a Terni. La mia volontà è piuttosto quella di sottolineare come il trovarsi sempre servito su un piatto d’argento, ogni volta che le cose non vanno come dovrebbero (praticamente sempre), l’alibi di una dirigenza assente (per non dire inetta), non possa che far male a chi il sabato (sigh) deve scendere in campo con l’obbligo morale – e non solo – di dare l’anima per il bene del BFC. Provate un attimo ad immedesimarvi nei giocatori del Bologna, che fino a prova contraria sono professionisti e non tifosi come noi: come pensate rendereste in una società allo sbando, con i giorni contati e comunque senza uno straccio di progetto tecnico per il presente ed il futuro?

L’ha già scritto nel suo Spunto giornaliero Manuel Minguzzi, ma non posso che ripetermi: la colpa di questa orribile situazione è tutta di Guaraldi e dei soci che con lui hanno rilevato un Bologna morente sul finire del 2010, riuscendo nell’impresa di portarlo nemmeno quattro anni dopo a vivere una situazione addirittura peggiore di quella di allora. In un contesto del genere, il solo fatto che Guaraldi e gli altri soci che detengono le quote del Bologna F.C. 1909 avanzino delle pretese nei confronti dei nuovi imprenditori interessati ad investire nel Bologna, è inaccettabile e disgustoso. Non so con quale coraggio Tacopina e il gruppo di imprenditori alle sue spalle possano accettare di riconoscere una benché minima liquidazione a chi negli ultimi anni è stato il principale responsabile di un disastro che sembra non aver mai fine (da questo punto di vista, la ferma intenzione di Bruni e soci di non destinare alcunché all’attuale compagine societaria trova tutta la mia stima, a prescindere dalla reale consistenza di questa cordata), ma a questo punto non possiamo fare altro che sperare che ciò avvenga e che il Bologna passi in altre mani – speriamo più solide, non ci vorrebbe molto dopotutto – il più velocemente possibile, fregandocene altamente di cosa è giusto e cosa no.

Nella corso della giornata, l’avvocato newyorkese dovrebbe tornare a Bologna in compagnia di quel Joey Saputo che dovrebbe capitanare le fila della cordata americana rappresentata da Tacopina. L’accordo verbale (aiuto!) con Guaraldi e soci dovrebbe essere stato trovato, ma da quando ciò è stato confermato dallo stesso Tacopina, è iniziata – da parte di una certa parte di stampa – una sorta di gara a chi meglio riusciva a dimostrare l’inconsistenza del gruppo nordamericano che speriamo possa entrare a breve nel Bologna. Una gara tanto inutile quanto stucchevole, che non trova alcuna ragione logica se non quelle di offrire all’attuale socio di maggioranza il pretesto per poter far saltare tutto o – peggio – di potersi farsi belli agli occhi della piazza, nel disgraziato e non auspicabile caso in cui quello di Tacopina si dovesse rivelare ancora una volta un bluff. Perché, se così fosse, il Bologna salterebbe in aria e forse, dopo tanto scavare, arriveremmo per davvero a toccare il fondo. Forse, perché – come abbiamo potuto tristemente constatare da un po’ di tempo a questa parte – al peggio non c’è mai fine.

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