Avrei voluto prendere un aereo oggi. E volare in Svezia, per salutare un caro conoscente che non c'è più. L'avrei fatto non per un atto dovuto. Per la voglia di farlo. Ci pensavo proprio oggi. Perché mai? Perché questa testimonianza per una persona frequentata poco, conosciuta ai bordi di un campo di calcio? Mi sono anche dato una risposta, che è la stessa di tanti altri che hanno avuto a che fare con Klas Ingesson ancor meno di me. Perché di Klas avevamo capito tutto. Gli sono bastati pochi anni qui a Bologna per diventare tanto "credibile", cioè tanto vero, quanto era nella vita di tutti i giorni. Credibile, vero, sul campo, dove conquistava tutti - anche nelle giornate no - perché quel ragazzone con pochi capelli sapevi in partenza che avrebbe dato tutto quello che aveva per la causa comune. Perché non c'è mai stato un gesto fuori posto, perché era cuore e testa nell'interpretare il pallone per il Bologna. Coincidevano perfettamente l'immagine che Klas dava di sé sul terreno di gioco e quello che era poi nella vita di tutti i giorni. Una persona vera. Avrei voluto essere con Para, con i ragazzi che sono stati avvisati da un Kennet disperato (per lui Klas era un fratello), e non mi sarei sentito un estraneo. Di quel Bologna così brillante, in Europa e in Italia, colpiva infatti la compattezza del gruppo, non apparente né manierata. Vera. Quel gruppo che era più importante, anche se qualcuno stenta a capirlo, di un fuoriclasse o di un fenomeno, perché era più forte delle giocate di un fuoriclasse o di un fenomeno. Quel gruppo era la forza granitica di quel Bologna. Klas era un pezzo di quella splendida costruzione, Klas, di quelli che certe volte un silenzio conta più di mille parole. Poi ognuno serberà dentro di sé le immagini del giocatore. Mi piaceva conversare non solo di calcio, mi piaceva il suo amore per la natura, era divertente scherzare con lui (come quando gli mostrai la bandiera norvegese mentre entrava sul terreno di gioco per allenarsi e lui... come un istrione consumato, finse di restare abbagliato da quella brutta visione!) Kennet ha scritto un ricordo di Klas struggente, e nessuno meglio di lui avrebbe potuto farlo. Kennet che ha sentito nel momento del distacco il vuoto delle parole e dei complimenti. Però, così come Klas era un grande uomo, il suo ricordo di tanti amici alla lontana, come me, come i tifosi, come chi l'ha conosciuto anche marginalmente, ha avuto il pregio di essere profondamente sincero. Per questo, caro Klas, hai lasciato questa terra, ma resterai con noi, sempre.
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