Quella rimediata sabato sera al Dall’Ara è stata una sconfitta meritata, beffarda e (spero) salutare. Meritata perché, pur non producendo reali pericoli fino agli ultimi 10 minuti, il Brescia ha indubbiamente giocato meglio del Bologna, interpretando in maniera più aggressiva un incontro delicatissimo per il destino di mister Iaconi e non solo e obbligando così il Bologna, solitamente padrone del campo e della palla, a subire il gioco dei lombardi per tutta la partita. Se la prestazione di sabato sera è stata una delle peggiori dei rossoblù nell’ultimo periodo, gran parte del merito va riconosciuto a Caracciolo & Co., che con il pressing alto ed un buon possesso palla hanno messo in seria difficoltà l’undici schierato in campo da Lopez, raccogliendo i frutti del proprio lavoro nel finale, quando un calo di tensione nella – fino a quel punto – granitica retroguardia rossoblù ha permesso alle Rondinelle di espugnare il Dall’Ara.

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Beffarda perché, nonostante quanto detto fin qui, il Bologna all’82’ era comunque in vantaggio per 1-0 e pareva aver in mano i tanto sospirati 3 punti. I tanto criticati cambi di Lopez avevano sortito l’insperato effetto di togliere un po’ di pressione alla retroguardia rossoblù e se quel colpo di testa di Cacia (arrivato 6 minuti dopo l’ingresso in campo di Troianiello per Zuculini) si fosse insaccato in rete anziché stamparsi sul palo le valutazioni di fine gara sarebbero state di tutt’altro tono. Con i se e con i ma non si riscrive la storia, ma credo di poter affermare in tutta tranquillità che se Lopez avesse potuto leggere nel futuro e vedere l’infortunio di Buchel, mai e poi mai avrebbe privato la grinta (talvolta eccessiva) di Zuculini al proprio centrocampo. Le scelte di Lopez hanno evidenziato il problema principale del Bologna di oggi: la mancanza di alternative (dovuta anche agli infortuni di giocatori importanti come Casarini) e, cosa ancor più grave, di giocatori in grado di svoltare le partite subentrando a partita in corsa. Come detto settimana scorsa, se quello di Oikonomou a Terni rimane l’unica marcatura arrivata dalla panchina qualcosa vorrà pur dire.

Salutare perché i due ceffoni che le Rondinelle ci hanno rifilato nel finale hanno avuto l’effetto di riportare l’attenzione della piazza su ciò che avviene in quei settemila metri quadrati appena abbondanti di manto erboso, che dovrebbero in realtà calamitare la gran parte delle attenzione del pubblico bolognese. Un pubblico che negli ultimi 5 anni – è vero – ha quasi sempre dovuto fare i conti suo malgrado con questioni “extracampo” di cui avrebbe volentieri fatto a meno, ma che proprio per questo ha sviluppato una sorta di deviazione psicologica – quasi una perversione – che lo porta ad interessarsi della propria squadra soprattutto quando si parla di fidejussioni, IRPEF e manleve. Passatemi l’ardito paragone, ma è un po’ come se preferiste passare la gran parte del tempo a vostra disposizione con la donna che amate svolgendo in sua compagnia le faccende di casa, facendo con lei la fila in posta per pagare le bollette o vedendola farsi la ceretta, anziché riscoprire in ogni occasione disponibile i reciproci piaceri dell’accoppiamento.

Non ho idea di quale possa essere il futuro del Bologna con Tacopina, Saputo, Rizza, Kang e chi più ne ha più ne metta. Se le prossime vicende societarie non si trasformeranno nell’ennesimo stupro alla logica come tutti ci auguriamo, il Bologna sarà degli americani e con loro proverà a diventare nuovamente grande. Quando arriveranno fidejussioni, bonifici et similia non nasconderò la mia soddisfazioni. Quando Little Italy si rivelerà una banda di benefattori desiderosi di donare 6 milioni al Bologna e uno ai vecchi soci, sarò con voi a strapparmi i capelli e a tirarmi martellate sugli zebedei. Prima (e dopo, si spera) di allora, ad interessarmi sul serio sarà solo ciò che accadrà all’interno di quello stramaledettisimo ma irresistibile rettangolo di gioco.

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