Diciassettesima puntata della rubrica “Verso lo scudetto”, una rassegna delle partite che portarono allo scudetto giornata dopo giornata, rivivendo un racconto della partita che fu. Seconda puntata speciale sul caso doping.
Il 4 marzo 1964 scoppia il caso doping in seno al Bologna. Il club viene penalizzato perché cinque giocatori rossoblù sono stati trovati positivi alle analisi antidoping, effettuate il 2 febbraio dopo la gara col Torino. La giustizia scagiona gli atleti per estraneità alla somministrazione, ma squalifica per un anno e mezzo l’allenatore Bernardini ed il medico sociale, ma soprattutto toglie 3 punti in classifica alla squadra. La giustizia prosegue con le sue verifiche in merito, mentre il campionato prosegue (fra le malelingue milanesi e non) ed il 4 maggio, quando mancano tre giornate alla fine della Serie A, arriva anche la sentenza della magistratura ordinaria che comunica di aver accertato “L'assoluta mancanza di sostanze dopanti nelle urine conservate presso il Centro di Coverciano”. È il caos: da una parte c'è il verdetto dei giudici sportivi, dall'altra quello opposto della magistratura ordinaria, mentre continua il surreale testa a testa sul campo tra Bologna e Inter. Fortunatamente il campionato osserva un turno di riposo il 10 maggio, così la CAF ha il tempo di venire a capo della questione prima della ripresa della competizione. Il 16 maggio arriva l'assoluzione per i rossoblù, così motivata: «l'accertata mancanza di prove circa l'assunzione, da parte dei giocatori, di sostanze proibite». In parole povere, al Bologna vengono restituiti i tre punti tolti e si ritrova nuovamente appaiato all'Inter in classifica. Ma non solo. Perché vengono riabilitati anche mister Bernardini ed il medico sociale Poggiali, squalificati in prima istanza perché ritenuti a conoscenza del misfatto.
Giustizia è fatta, stavolta le manifestazioni di piazza sono di giubilo e anche il sindaco Giuseppe Dozza manifesta il proprio sollievo una volta appurata l’innocenza del Bologna: lo stesso primo cittadino, nei momenti di difficoltà post scandalo, aveva fatto più volte visita alla squadra per esprimere la propria solidarietà ai ragazzi, impersonando anche il tifo.
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