Ottava puntata della rubrica “Verso lo scudetto”, una rassegna delle partite che portarono allo scudetto giornata dopo giornata, rivivendo un racconto della partita che fu. Puntata speciale sul caso doping.
Domenica il Bologna batte il Milan 2-1 vincendo e convincendo. Nell'aria si respira aria di scudetto e la città è in visibilio. Ma appena 3 giorni dopo il prestigioso successo sul Milan, ecco la doccia fredda. La Federcalcio dirama, il 4 marzo 1964, un comunicato dove si indicano cinque giocatori del Bologna risultati positivi alle analisi antidoping effettuate il 2 febbraio dopo la gara col Torino, vinta dai rossoblù per 4-1. Gli accusati del misfatto sono Fogli, Pascutti, Perani, Pavinato e Tumburus. Quel match col Torino, era stata l'ultima delle dieci vittorie di fila. Gli uomini di Bernardini avevano cominciato la striscia di successi il 24 novembre ed avevano proseguito battendo Bari, Catania, Mantova, Juventus, Messina, Lazio, Roma, Genoa e Torino.
Si può immaginare l'effetto che fece quel comunicato su una città che già pregustava un trionfo atteso da 23 anni. Ma la parola giusta per descrivere l'umore della città in quei momenti è rabbia. Dalla città emergono manifesti che gridano al complotto, nelle strade si riversano cortei di protesta, i giornali cittadini, e quelli romani, scatenano una guerra contro i poteri forti che tirerebbero a favorire i club milanesi. Il Torino, battuto in quella partita incriminata, si pronuncia a favore dei rossoblù credendo nella "buona fede del club", ma soprattutto nel fatto di "non aver riscontrato nulla di anomalo nei giocatori del Bologna prima della partita", stando alle dichiarazioni rilasciate del medico sociale e dal segretario del club granata. E intanto il povero presidente Dall'Ara, che ha un cuore malandato e ogni piccola emozione potrebbe essergli fatale, passa le ore a consultarsi coi suoi legali e chiede le controanalisi, che consiste nell'analisi del secondo flacone, che ha proprio la funzione di verifica nel caso di malfatto. Intanto, il 7 marzo, tre avvocati bolognesi Cagli, Gabellini e Magri si rivolgono alla giustizia ordinaria. Ventiquattro ore dopo il procuratore di Bologna Bonfiglio ordina il sequestro dei campioni incriminati, che così non saranno più a disposizione della giustizia sportiva per le controanalisi. L'incarico è affidato al maresciallo dei carabinieri Carpinacci, che però non può prelevare il campione depositato a Coverciano, perché non può essere asportato, dicono i medici: il rischio è che il contenuto possa 'rovinarsi, durante il trasporto, rendendo impossibile ulteriori analisi. Resta l'altro campione, quello conservato al Centro di medicina legale delle Cascine: e in questo, effettivamente, viene riscontrata la presenza di amfetamine.
Però, c'è un però. Le provette non sono sigillate e vengano conservate in un frigorifero privo di serratura e contenente oltre ai flaconi incriminati, alcuni tubetti di amfetamina. Risultato: il riscontro è considerato inattendibile, dal momento che chiunque avrebbe potuto manomettere i campioni. Non solo: la quantità dello stimolante riscontrata è tale da stroncare un uomo di normale costituzione. Insomma, bisogna rifarsi alle provette di Coverciano. Sorpresa: i carabinieri stavolta trovano i flaconi perfettamente sigillati, in un frigorifero con doppia serratura, ma non vi è alcuna traccia di amfetamina. Intanto però il Bologna, che ha debitamente preso le distanze dall'azione legale dei tre avvocati deve sottomettersi al verdetto della Commissione giudicante.
Il verdetto del 27 marzo è una mannaia: Bernardini viene squalificato per un anno e mezzo e alla squadra vengono tolti tre punti in classifica: i due ottenuti contro il Torino, più un punto di penalizzazione. E i giocatori? Assolti, perché la somministrazione dei farmaci sarebbe avvenuta a loro insaputa. Il campionato prosegue, ma è chiaro che senza quei tre punti il Bologna non può tenere testa all’Inter nello sprint per lo scudetto.
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