Bologna-Sassuolo è stata la classica partita dai tanti sbadigli, una gara a tratti indegna, se si pensa che in campo si affrontavano due compagini della massima serie. Il Bologna non ne esce bene, non è mancato solo il gol, è mancata la cattiveria, l’intensità della partita della vita, perché i punti in palio nella gara di domenica erano più pesanti che mai.

Un Bologna timido e bloccato, privo del carattere di quelli che dovrebbero essere i suoi trascinatori. Un generoso Bianchi ha provato a metterci del suo, ma se non arrivano palloni giocabili lui miracoli non ne può fare. Capitan Perez si è perso nel centrocampo sassolese, soppiantato da un gran prestazione di Chibsah, forse il migliore della gara. Non si chiede certo al Ruso di trascinare la squadra a suon di gol, ma quantomeno di offrire una prova di carattere, cosa che domenica è mancata.

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La gara però ha riservato un inaspettato colpo di scena, quando a fare il suo ingresso in campo, al posto di un inesistente Ibson, è stato Paponi. Bistrattato, messo fuori rosa, vittima spesso dell’ironia di tifosi e appassionati, il numero 88 è entrato in campo col coltello tra i denti, sfiorando i gol e prendendosi anche un giallo per eccesso di zelo. Paponi migliore in campo? Non esageriamo. Di certo, la prova del “Papo” è stata superiore a quella della sua squadra, quantomeno dal punto di vista caratteriale. Reintegrato per necessità dopo la partenza di Diamanti, in teoria Paponi dovrebbe essere il calciatore meno motivato del pianeta, e invece ha messo in campo professionalità, cuore e polmoni.

Ballardini ora deve ricompattare la squadra che, troppo preoccupata di steccare, ha finito per schiacciarsi su sé stessa, con una gara arrendevole sino all’85’, quando ormai però era troppo tardi per trovare il guizzo nelle altrettanto serrate maglie neroverdi. Il Bologna si deve ricompattare attorno a Paponi, perché è questo che serve per salvarsi. Paponi non è né Cavani né Cristiano Ronaldo, ha evidenti limiti tecnici, è il panchinaro per definizione, l’ultima ruota del carro, ma è l’unico che è sceso in campo con la rabbia giusta, quella rabbia che hanno addosso soltanto “gli ultimi”.

Ci vogliono rabbia e umiltà per salvare il salvabile da questa disastrosa stagione, la rabbia di risalire la china e di scollarsi di dosso quell’etichetta di “perdente” o “squadretta”, due etichette simili, una addosso a Paponi, l’altra addosso al Bologna. Il primo ha dato l’esempio e si sa, in una squadra si impara sempre da tutti; se il fuoriclasse non ha l’umiltà di imparare qualcosa dal terzo portiere la squadra si sfascia. Per le prossime gare vogliamo un Bologna da battaglia, un Bologna alla Paponi.

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