Quanta tristezza... quanta tristezza, sì, evocano le parole di Luciano Moggi prima e del presidente Giuseppe Gazzoni poi. Riaprono una ferita che non è stata rimarginata. Riaprono un capitolo che ha chiari e scuri. Riportano alla memoria una profondissima ingiustizia, chè già cominciavamo a non contare più nulla o quasi, Ma vorrei dire di sensazioni, forse sbagliate, forse no, rileggere la storia senza ipocrisie o giochi di parte. Personalmente, pur apprezzando quello che ha fatto per il Bologna il presidente Gazzoni, mai in quegli anni ho apprezzato quella sorta di sudditanza che si respirava. Non apprezzavo le visite congiunte ai giocatori dell'una e dell'altra squadra dei presidenti, per esempio. E ho un ricordo nitido del rigore sbagliato da Julio Ricardo Cruz a Torino, un rigore sacrosanto deciso dall'arbitro Nucini che, per aver deciso in quel modo, non ha più arbitrato a un certo livello.
Certo, signor Moggi, non abbiamo dubbi che si sia trattato di una pura coincidenza... Sta di fatto che Cruz sparò il pallone alle stelle (ma che strana scelta di tiro...) e per un po' ... si visse felici e contenti. Lo scrivo brutalmente. Non ho mai apprezzato che il nostro presidente si accollasse la parte più scomoda nella famosa questione di quel tempo, l'assalto della triade alla diligenza per il doping amministrativo delle romane. Per alleggerire una situazione che si stava facendo esplosiva, Gazzoni si prese in carico di attaccare Roma a nome e per conto. Battaglia sacrosanta, certo. Però... Ho poi la vaga sensazione che Torino non apprezzò il fatto che il Bologna - cioè una sorta di sua provincia calcistica sia pure non ufficiale - s'impuntò perchè il contratto di prestito di Brighi (stagione strepitosa, ragazzo straordinario) fosse rispettato dalla Juve. Il contratto implicava che la Vecchia Signora s'impegnasse a versare una certa cifra nelle casse del Bologna qualora il ragazzo fosse stato valorizzato. Brighi fece una stagione superlativa (e molto deve a una "chioccia" chiamata Olive) e il Bologna pretese la cifra pattuita che la Juve invece avrebbe preferito evitare di pagare. Tant'è che l'anno successivo impose o quasi il prestito di Frara, come a dire: se le cose stanno così, il giocatore che diamo in prestito lo decidiamo noi e non voi... Quanto alla tristezza che ha evocato Gazzoni, quella degli arbitri prostrati dinanzi alla Signora a nostro discapito, esiste assai più del precedente della punizione farsa assegnata a Nedved da Pieri.
Quasi un tomo: citiamo in ordine sparso Bazzoli (rigore al 93' perchè Di Canio si tuffa addosso a Biondo), Paparesta (rigore per tuffo di Zambrotta in area di rigore) ante e durante Gazzoni; Ayroldi (rigore per svenimento di Marchionni ai piedi di Smit), Messina (gol assegnato a Zalayeta con la palla controllata di braccio prima e liberata da Castelòini sulla linea di porta), Banti (mani di Del Piero per controllare il pallone poi servito a Candreva per il gol della vittoria a Bologna) nel post Gazzoni... e sono solo i primi che ci vengono in mente... Ci consoliamo sapendo che era così anche quando il Bologna, nel calcio, si faceva dare del lei. Chiedere di Leoncini, Haller e Bulgarelli in un famoso match deciso da Cinesinho e dalle espulsioni rossoblù, sotto la neve, nei favolosi anni Sessanta. Concludo: al bolognese doc ha dato sempre assai fastidio la calata del bianconero al supermarket del pallone sotto le due torri. Come fossimo una colonia della Vecchia Signora. Atteggiamento da padroni del vapore, tutt'altro che signorili nei modi (proposte contropartite ridicole) e nei gesti (non abbiamo dimenticato il Bettega che si volge verso la tribuna in occasione di un 2 a 2 strappato in extremis da Zambrotta... con Paparesta arbitro! Nè la pantomima di Conte, solo un anno fa.
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