Tirando le somme del calciomercato da poco conclusosi, ci si accorge che probabilmente questa sessione invernale è stata vissuta sottotono rispetto agli anni passati. Se pensiamo solo all’anno scorso, chiuso col botto Balotelli al Milan, questo calciomercato, specialmente in Italia, è stato vissuto parecchio sottotono.
Il colpo più importante, o perlomeno il più oneroso, l’ha messo a segno il Manchester United, sborsando 45 verdoni per portare all’Old Trafford Juan Mata, da tempo in rotta col Chelsea. Il potenziale crack però potrebbe essere finito in Francia, dove il Monaco ha preso Lacina Traorè, centravanti ivoriano dal futuro tutto da scrivere, momentaneamente girato in prestito all’Everton. Il PSG dal canto suo ha speso 28 milioni per Cabaye, spiccioli in confronto alle spese estive.
In Germania tutto tace, d’altronde al Borussia e al Bayern non servivano ritocchi. A Dortmund ci hanno provato per Ranocchia, visti i numerosi infortuni in difesa, ma l’Inter ha detto no. In Spagna stesso discorso, attivissimo il Valencia, che prende Senderos, Edu Vargas e Seydou Keita, dormienti invece Barça e Real, che dopo le spese pazze estive, si concedono un calciomercato rilassante.
In Italia colpisce un dato: a parità di trasferimenti, gli arrivi a titolo definitivo sono pochissimi. Il Milan ha operato solo a parametro zero o con prestiti gratuiti, la Juve ha preso Osvaldo il prestito (sempre a titolo gratuito), la Samp ha fatto lo stesso con Maxi Lopez e via dicendo. Insomma, in serie A le finanze languono, lo si era capito già da un pezzo e non è certo un caso se sono più i giocatori che vanno in altri campionati rispetto a quelli che arrivano dall’estero.
La serie A ha perso fascino, lo si dice da anni ma ora più che mai è evidente. Dall’Inghilterra, anche squadre piccole, vedi West Ham,Cardiff, Sunderland, hanno la forza economica di fare proposte importanti a giocatori che le nostre squadre medio -piccole non potrebbero nemmeno sognarsi di ingaggiare. I piccoli club inglesi non hanno solo forza come singole società, ma contano anche sul fascino di un campionato che, attualmente, è senza dubbio il più divertente ed avvincente da seguire, sia a livello di gioco, sia a livello di organizzazione. A parti invertite, avendo i soldi, avrebbe mai potuto una squadra come il Bologna ingaggiare un attaccante della Premier come ha fatto il West Ham con Borriello? I nostri stadi decadenti, desolanti (e desolanti) non sono certo un grande spot per noi, se poi si guarda al gioco offerto dalle squadre di medio-bassa classifica, si capisce quanti anni luce ci siano tra la serie A e la Premier inglese; se guardi un West Ham-Cardiff ti diverti, se guardi un Bologna-Livorno un po’ meno.
Altro dato indicativo sono le stelle della serie A che approdano all’estero rivelandosi dei flop a volte clamorosi, per citarne solo tre: Osvaldo, Lamela e Jovetic, decisivi in serie A, presi a pallonate in Premier, dove sono semplicemente buoni giocatori (quando va bene) e nulla più. Molti di loro, vedi Osvaldo, fanno repentinamente le valige per tornare in Italia, dove possono essere protagonisti.
Non stupiamoci dunque se il campionato cinese inizia a farci seria concorrenza. Il calcio in Cina, pur restando ancora lontano dai livelli europei, è una realtà in crescita e, di conseguenza, stimolante. La serie A è invece ferma da 20 anni, dai mondiali italiani, quelli delle “notti magiche”, non è cambiata manco una virgola del nostro modo di far calcio e soprattutto nel nostro modo di farlo e di venderlo. Non c’è poi da gridare allo scandalo se un giocatore come Diamanti vorrebbe partire in Cina, soprattutto se si pensa che il Guangzhou ha da poco disputato il mondiale per club, non di certo la coppa del nonno insomma.
Per non fare scappare i nostri talenti migliori bisogna dar loro stimoli e prospettive, non certo rinchiuderli in stadi vuoti, a giocare con squadre mal costruite, prendendosi vagonate di critiche spesso ingenerose. Serve un cambio generale nel modo di far calcio in Italia; urge un piano di rifondazione, altrimenti tra pochi anni la serie A sarà solo un ospizio di lusso per vecchie glorie in pensione.
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