C'era un momento in cui tutto pareva chiaro: Lopez era inadatto alla nuova avventura di serie B. Ed erano momenti in cui non si chiedeva neanche la luna, ma una degna figura in un campionato di transizione, in attesa di manne dal cielo che venissero a salvare le casse del dissanguato BFC.

Poi, com'è successo sempre più raramente nella storia del Bologna, la ruota ha cominciato a girare favorevolmente e di botto ci siamo trovati una nuova (e ricca) società, un “nuovo allenatore” e una “nuova squadra”. Già perché a guardarli, allenatore e giocatori, non somigliano lontanamente ai protagonisti di coppa Italia sconfitti da L'Aquila. Quindi tutti a strabuzzare gli occhi e ad applaudire (anche se a volte la squadra ha piccoli momenti di stasi, ma ci può stare, siamo appena all'inizio).

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Ma cos'è successo? Quel confuso e “inadatto” allenatore che si barcamenava alla ricerca di qualche buona soluzione per far girare al meglio i propri ragazzi ha compiuto il miracolo. Anzi, i miracoli. Ha avuto il potere di resuscitare i morti (sportivamente parlando). Fusco gli ha dato un manipolo di ragazzi già sepolti (Pasi, Acquafresca, Abero, Matuzalem, Coppola) o bistrattati (Laribi, Maietta, Oikonomu, Ceccarelli, Zuculini, Cacia), e lui ha saputo dargli l'elisir di lunga vita rivitalizzando ciò che sembrava irrivitalizzabile (tanto che piano piano sta recuperando anche Perez, uno già dato per perso definitivamente). Un Frankestein moderno, insomma, oppure un santo. L'alchimia giusta probabilmente l'ha trovata in un gruppo si ragazzi maturi e vogliosi di mettersi alla prova. Non per niente si vede in loro la grinta giusta e la voglia di giocare. Giocare, nel senso ludico della parola, perché nonostante il calcio sia il loro lavoro è pur sempre un gioco, quello che noi tutti praticavamo nei nostri cortili. E questo è lo stesso spirito che hanno le squadre rivelazione. Mi ricorda molto un vecchio Bologna anni '80 di cui ho scritto anche un libro (“Calcio, spari e spuma all'arancia”). Era l'anno di Radice e del suo fantastico gruppo: da Fiorini ad Eneas, da Paris a Dossena, poi Sali, Bachlechner, Colomba. Dalle loro interviste inserite nel libro traspare tutta la gioia e la speranza di un vero gruppo d'amici, riuniti in una gloriosa società che era affondata nell'oblio del calcio scommesse e doveva risalire partendo da un -5 in classifica. Quasi arrivarono a qualificarsi per la coppa Uefa e, viste le premesse, fu un miracolo calcistico. Merito di una chimica particolare, dell'intelligenza di un gruppo o di un allenatore che sa far gruppo (anche senza urlare e sbraitare)?

Già, l'allenatore, la stessa figura che oggi è “santo” ma pure decisionista: Lopez avrà pure rinvigorito giocatori oramai ai margini ma ne ha cassati (sportivamente parlando) altrettanti, forse a torto, forse a ragione: doveva essere, finalmente, l'anno di Stojanovic ma ancora una volta è relegato in panchina, a fare il vice del “redivivo” Coppola. Dejan si è rialzato dopo le bordate di gol subite contro la Lazio, ma saprà credere ancora nei propri mezzi dopo questa stagione?; Garics doveva spaccare il mondo (della serie B) e invece si ritrova a rincorrere la fiducia del proprio allenatore. Non proprio un bel biglietto da visita per la nazionale austriaca; Uros Radakovic è l'oggetto misterioso che tutti attendiamo di vedere, ha già vent'anni e neanche in serie B riesce a ritagliarsi un posto. L'errore di valutazione l'ha fatto Bagni o lo sta facendo Lopez?; Friberg sembrava quasi decente anche in serie A. C'è chi diceva che in B avrebbe fatto la differenza e invece non è mai stato considerato; lo spagnolo Riverola era uno di quelli che, forse, dalla serie B avrebbe potuto costruire il proprio riscatto. Macchè. Dalla Cantera al calderone dei dimenticati; durante l'estate si fa notare ma quando c'è da metterlo in campo nessun allenatore “se lo fuma”. Stessa sorte per Yaisien, anche quest'anno costretto ai margini.

I conti sono presto fatti, il campionato è lungo e forse qualcuno potrà rientrare nelle grazie di Lopez, ma fatto sta che Fusco, o chi farà per lui a gennaio, avrà un bel pacchetto di esuberi da tentare di sbolognare. Vecchie eredità guaraldiane... in attesa di vedere se il mercato in entrata porterà morti da resuscitare o bistrattati da rivitalizzare.

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