Ieri alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana sono stati presentati due libri, entrambi di Carlo Felice Chiesa, che ripercorrono gli anni che portarono allo scudetto di 50 anni fa. Il primo , "Così si torna in paradiso", è un libro interessante soprattutto dal punto di vista fotografico, visto che, oltre ad essere un omaggio ai protagonisti delle strepitose stagioni tra il 1962 e il 1964, contiene scatti inediti del grande fotografo bolognese Walter Breveglieri. L'autore ha spiegato che il libro è nato dal ritrovamento casuale delle foto, in una scatole di scarpe a casa Breveglieri. Un po' come se quelle foto aspettassero qualcuno che le riscoprisse e le facesse conoscere a un pubblico che ha amato quella squadra forse più di qualsiasi altra. Un film di quella stagione strepitosa, che già dal titolo riprende una frase di Bernardini. Il secondo, invece, che contiene sempre le foto del fotografo felsineo, è un romanzo, dal titolo "Lo scudetto insanguinato", incentrato principalmente sul caso doping che vide una vera e propria lotta tra Bologna e Milano. Dico Milano non a caso, non Inter, ma Milano, e chi leggerà il libro capirà il perchè. Chiesa ha esordito così: "La storia di cui parliamo questa sera è una storia che ci tocca da vicino perché è capitata nella nostra città ed è intessuta nel carattere di Bologna. È stata catalogata tra i misteri, piccoli o grandi dell'Italia repubblicana". Poi un lungo excursus storico a partire dalla fine degli anni 30 in cui il Bologna era "lo squadrone che tremare il mondo fa", e, grazie alla supremazia economica dei ricchi proprietari terrieri emiliani, vinse sei scudetti, fino ad arrivare al dopoguerra in cui le prospettive cambiarono, e, in un'Italia che si andava industrializzando i centri economici diventarono Torino e Milano. Lo scudetto con la sola eccezione della Fiorentina nel 1955, allenata proprio da Bernardini, fu vinto dal dopoguerra al 1963, esclusivamente da squadre dell'asse Milano-Torino. Dunque calcio e storia d'Italia che si intrecciano, con un Bologna che fa fatica a ritornare fra le grandi d'Italia, finché Renato Dall'Ara non riesce a riportare la città e la squadra alle posizioni che gli competono. Ma andiamo con ordine, era il 4 Marzo 1964, il Bologna, per la prima volta dal dopoguerra è prima in classifica e vede veramente il traguardo dello scudetto vicino, poi arriva una mazzata terribile per la squadra, ma soprattutto per la città: la Federcalcio emette un comunicato in cui dichiara che cinque giocatori del Bologna (Pavinato, Tumburus, Fogli, Perani, Pascutti) erano stati trovati positivi all'antidoping, dopo la gara contro il Torino di un mese prima e venivano deferiti al giudice sportivo. Il "Corriere d'informazione", testata milanese, fece uscire la notizia straordinaria, che arrivò anche a Bologna, a quel punto la città scese in piazza, contro quelli che oggi, si definirebbero i poteri occulti. La lotta si trasformò in una guerra di stampa: da una parte "Il Giorno", "La Gazzetta dello sport", "Il Corriere della Sera", dall'altra "Il Resto del Carlino" e "Stadio". Si trasformò in una lotta fra editoriali infuocati, e vennero mobilitati anche i giuristi, tra i protagonisti ci fu, addirittura Giovanni Leone, grande penalista e poi, capo del Governo e Presidente della Repubblica. La vicenda durò tre mesi e vide anche, l'intervento della Magistratura ordinaria, oltre che di quella sportiva. Il 7 Giugno si chiuse la vicenda sul piano sportivo "con un epilogo che non aveva precedenti e che non avrebbe avuto repliche fino ai giorni nostri". In questa ricostruzione dell'autore si capisce il suo sentimento dolce amaro per un grande traguardo, macchiato, però, da quelle accuse, ed è stato proprio il suo desiderio di fare chiarezza sulla vicenda, che lo ha spinto a ricostruire il tutto. Prima ancora dello scrittore, c'è il tifoso rossoblu Chiesa, che si immedesima quasi con quelli che scesero in piazza in quel Marzo del 1964, costruendo un sapiente libro tra la finzione romanzesca e la verità dei fatti accaduti, che tende a spazzare via qualsiasi dubbio su quel grandissimo scudetto. Queste le sue parole: "Mi sono reso conto che man mano che andavo avanti, la vicenda era talmente colma di sfaccettature da costituire un vero e proprio romanzo. Da li è nata l'idea di raccontarla in un romanzo che è storico, perché la ricostruzione e fedele e i testi sono citati alla lettera, ma è anche un giallo, in cui le ombre si dissipano solo all'ultima pagina". Il desiderio che Chiesa racchiude nel libro, è soprattutto quello di distruggere il luogo comune secondo il quale il Bologna avrebbe rubato lo scudetto all'Inter in quell'anno, allontanando le ombre che gravano su quella straordinaria impresa. All'interno c'è anche una vena quasi malinconica per quello che è stato l'ultimo scudetto del Bologna, che l'autore vuol far conoscere a tifosi che a quel tempo, per età, non c'erano. E, vuole farlo soprattutto per la sofferenza che devono patire oggi i tifosi, che vedono la loro squadra vivere perennemente in bilico.

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Dopo la presentazione del libro due domande anche agli altri ospiti presenti, cioè Renato Villa e Fabio Poli, che a Bologna sono arrivati dopo lo scudetto, ma sono stati quasi figli di quel Bologna, come detto dal primo che ha raccontato di sentirsi responsabilizzato dal fatto che la gente per strada parlava ancora di quella squadra straordinaria. Poli ha raccontato l'onore di vestire quei colori, per i quali ha dato tutto, essendo lui tifoso rossoblu. Decisamente tanta l'emozione per la ricostruzione di quella cavalcata fatta di tanti ostacoli, ma anche tanta gioia, per i tifosi e una città che aspettano da tanto, troppo tempo, di festeggiare di nuovo qualcosa di importante, ma vogliono difendere la verità su quella stagione, magari anche grazie al lavoro di Chiesa. Testimonianza importante, anche e soprattutto per chi vive di racconti di quegli anni e, come l'autore si è sempre chiesto quale fosse la verità, e cosa abbia spinto a quelle accuse. Chiesa ha poi parlato anche delle prime accuse di doping nel 1962, con giocatori dell'Inter che vennero trovati positivi e di una storia di cronaca nera: la vicenda di Ombretta Nigrisoli, nella quale il capo dell'equipe che effettuò le indagini era proprio il professor Nicolini, presidente della commissione antidoping nel calcio. Inevitabili poi i riferimenti al Bologna di oggi, principalmente all'occasione di Acquafresca a Milano con Poli che ne ha parlato così: "Credo che per le sue qualità abbia fatto il massimo, visto che è un giocatore che nel suo dna non ha il dribbling come può essere per altri giocatori di quel tipo li. In quella occasione non hanno l'istinto di far fuori il giocatore. Dipende molto dalla qualità e dal dna del giocatore". Chiusa finale di Chiesa sullo scudetto del Bologna come "giorno che non si dimentica", come urlo liberatorio di una città, ma anche una nota di amarezza e malinconia sul fatto che quel Bologna non abbia avuto seguito, con la magia di quella squadra che si dissolse, vivendo allo stesso tempo un "grandissimo successo ma vedendo allo stesso tempo un canto del cigno". Sono libri che susciteranno forti emozioni in tutti i tifosi del Bologna, e sicuramente andrebbero comprati da chi ha parlato di "valzer in C" mentre affrontava il tema dello scudetto, perché forse non ha capito l'importanza di quell'impresa mitica di una squadra leggendaria.

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