Non ci sono più le mezze stagioni, anzi, viste le burrasche di questi giorni potremmo persino dire che non esistono più le stagioni. Qualcosa però non cambia mai, che ci sia pioggia o sole, vento o bonaccia. Non cambia mai il tremendo provincialismo del nostro calcio. Se ne parla da anni, ormai forse troppo, dovremmo smettere forse, così ne saremmo meno assuefatti perlomeno. Ma come si fa a rimanere in silenzio davanti a certe dichiarazioni?

Se non siete stati impegnati in un qualche safari in Africa negli ultimi tre giorni, vi sarete accorti che una delle parole più gettonate sul web e sui social è “banane”, le banane nominate da Carlo Tavecchio, candidato in pectore a presidente della FIGC, prossimo successore di Giancarlo Abete. Visto che si viene da due mondiali non proprio esaltanti, l’esperto e rivoluzionario Tavecchio ha già trovato il problema principale del nostro calcio: i giovani “Opti Pobà, che mangiano banane e da un giorno all’altro giocano titolari nella Lazio”. Tavecchio si scusa ma è tardi, ormai il danno è fatto.

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Se il futuro presidente federale commette gaffe razziste ancor prima di essere eletto è segno che non siamo sulla strada giusta. Di certo nessuno nelle varie Leghe farà pressione perché Tavecchio si faccia da parte; se il discorso anagrafico potrebbe essere un argomento di sterile dibattito, gli scivoloni razzisti, basterebbero a cancellare qualsiasi parvenza di credibilità dal curriculum di Tavecchio, ma questo non Italia.

Qualcuno ha azzardato che Tavecchio ha sbagliato solo i modi, non i contenuti. Gli stranieri nei vivai, o meglio, la sovrabbondanza di calciatori stranieri nei vivai italiani, è certamente parte del problema ma non il problema principale. Inoltre Tavecchio dovrebbe sapere, per la precisione, che i nostri vivai pullulano di calciatori del nord Europa, Asia e via dicendo, non solo di fantomatici Opti Pobà mangia-banane-a- caso.

Inoltre, il signor Tavecchio, dovrebbe essere al corrente del ruolo che ricopre e dovrebbe soprattutto essere cosciente delle responsabilità che questo ruolo comporta. Un dirigente federale non può, nella maniera più assoluta, incappare in scivoloni così fastidiosi, non è ammessa scusante; è un po’ come se un cardinale in odore di papato si lasciasse andare a carriolante di bestemmie durante una sua conferenza stampa, così, per l’emozione del momento. L’enfasi non è scusante, non può esserlo per una persona che ricopre incarichi così elevati.

Se fossimo in un altro paese (o semplicemente in un paese civile), Tavecchio, assieme alle scuse, avrebbe presentato il ritiro della sua candidatura alla massima carica federale. Donald Sterling, negli USA, per uno scivolone simile, si è beccato una radiazione a vita dall’NBA ed è stato costretto a vendere la sua squadra, i Los Angeles Clippers; certo, altro sport, altre persone, altra mentalità. Certamente Tavecchio sarà eletto e tra due mesi presenzierà a qualche evento contro il razzismo, perché è così che si fa, nella FIGC della Repubblica delle Banane.

Forse sarebbe meglio imparare qualcosa dagli spilungoni oltreoceano e iniziare ad indignarci pure noi davanti a tutti i rigurgiti di razzismo becero e ignorante che ci vengono propinati come lapsus del momento. Non è questo il calcio che ci piace, ma questo probabilmente non interessa a nessuno.

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