di Matteo Ragazzi

E' sempre dura dire addio a qualcuno. Specialmente se questo qualcuno lo hai visto lontano da te, inarrivabile, ma allo stesso tempo vicino. Klas Ingesson mi ha sempre fatto sentire così, è stato uno dei miei primi idoli calcistici, protagonista del bellissimo Bologna di fine anni '90. Il roccioso centrocampista ci ha lasciati, ha perso la partita più importante della sua vita, senza mai arrendersi, combattendo come ha sempre fatto. Mi sono sentito così da bambino, quando con mio padre vidi arrivare questo gigante svedese, mi sentivo impotente ma al sicuro, come se lo conoscessi da tempo senza però averci mai parlato.

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Malato dal 2009, soffriva di mieloma multiplo. Ha iniziato la sua carriera nel Ifk Goteborg nel 1986, facendosi apprezzare in Italia anche a Bari e Lecce. "Eroe del '94" con la Svezia, vincendo la medaglia di bronzo ai Mondiali Usa, Klas rappresentava l'essenza del calcio scandinavo, cuore, sacrificio, serietà, con il pensiero sempre rivolto alla squadra. Un gladiatore, non si è mai risparmiato per il collettivo, nemmeno poche settimane fa, quando decise di smettere di allenare, dimettendosi dall'Elfsborg. "La malattia mi fa stare troppo male per il momento non voglio che l'attenzione stia su di me. Devo pensare al meglio della squadra".

Stava combattendo con tutte le sue forze, anche nella malattia non è mai sembrato debole, un gigante che spinto a terra non si è mai arreso, alzandosi dopo ogni caduta. Klas non c'è più, nessuno riesce a crederci, perchè lui era l'amico con cui non avevi mai parlato. Ti trasmetteva sicurezza. Adesso non riesco a crederci nemmeno io, con la sua foto autografata in camera, sentendolo vicino a me anche se lontano.

Riposa in pace Campione.

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