Questa società ci ha abituati alle decisioni più assurde, controproducenti e tardive, ma al momento l'unica possibile si chiama esonero. Anzi forse potrebbe essere lo stesso Ballardini a rinunciare all'incarico dando le dimissioni da un incarico in cui forse ha smesso di credere da diverse settimane. Vogliamo dare una data? Forse quel 7 febbraio in cui ha visto la sua dirigenza vendere a mercato chiuso Diamanti dopo aver acquistato due emeriti sconosciuti. Il tecnico romagnolo ha provato a compattare la squadra nell'emergenza e nella difficoltà, ha cercato di produrre gioco oltre a disfare quello degli altri ma ogni tentativo è risultato alla fine inutile e ieri è arrivata una prestazione che dovrebbe portare a chiudere questa amara parentesi. I suoi errori contro la Fiorentina sono stati di tre diverse tipologie ed emblematici del suo percorso a Bologna.

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Tattica - Ieri la Fiorentina si è presentata al Dall'Ara in totale emergenza con una formazione idealmente nata per soffrire tremendamente sulle fasce ad ogni minimo gioco a due tra esterno e interno di settore. In cinque contro tre a centrocampo però il Bologna non è mai riuscito ad arrivare sul fondo per mettere un cross decente preferendo attaccare per vie centrali o al massimo provando l'apertura dall'interno al lato opposto del campo. Risultato? Inutili rincorse al pallone e perdite di tempo senza costrutto. Gli uomini di Montella andavano attaccati a ripetizione da destra e da sinistra mettendo due attaccanti nel cuore dell'area ma Bianchi, dopo una settimana di allenamenti positivi, è stato ancora una volta dimenticato in panchina in favore di Acquafresca. Questa confusione è la stessa che ha portato Ballardini a lasciare la strada sicura trovata nelle prime giornate della sua gestione per avventurarsi in una difesa a quattro improponibile con due attaccanti si marcavano a vicenda andando sugli stessi palloni. Anche ieri nella riprera si è rivista la medesima formula fallimentare ed il risultato è stato un secondo tempo spento senza barlumi di gioco di squadra.

Gestione - Volendo inserire un attaccante per un difensore, che senso ha avuto togliere Cherubin quando Natali ha finito la partita zoppicando vistosamente dopo una stagione di superlavoro? Quale motivazione si può trovare all'inserimento di Friberg (giocatore improponibile in Serie A) e alla contestuale esclusione di Krhin ovvero dell'unico pseudoregista a disposizione? La gestione delle sostituzioni durante la gara è stata uno dei maggiori problemi sin dalla prima partita di Ballardini che evidentemente non ha mai trovato nella rosa a disposizione gli uomini su cui fare veramente affidamento. La colpa primaria ricade ovviamente sulle spalle di Zanzi e Guaraldi che hanno devastato la squadra, ma in quasi quattro mesi è impensabile non avere ancora stabilito un minimo di gerarchia. Grazie a Ballardini ad esempio ha rivisto il campo anche Paponi dopo la panchina fatta nel campionato statunitense mentre Ibson, cacciato malamente dal Corinthians, ha avuto fin troppe possibilità per dimostrare di non reggere l'impatto con la categoria. Giocatori scomparsi poi elevati ad eroi e di nuovo caduti nell'oblio: così non si guida una squadra nè si forgia un gruppo.

Motivazione - Ballardini ha strappato la squadra dai suoi tifosi scegliendo, nel momento peggiore della stagione, di chiudere le porte di Casteldebole tra scusanti tattiche e di concentrazione. La realtà è che in queste settimane la squadra non ha evidenziato nessun miglioramento nelle prestazioni fornite dimostrando che nelle stanze chiuse del centro tecnico non sta avvenendo nessun miracolo. I rossoblù inoltre scendono in campo continuamente senza motivazione e senza orgoglio e ieri sono stati capaci di far trascorrere novanta minuti praticamente senza fare un fallo contro avversari facilmente intimidibili alla vigilia dell'appuntamento più importante della loro stagione. Avere le tribunette di Casteldebole piene di bolognesi festanti o infuriati avrebbe potuto essere l'ultimo modo per scuotere una squadra priva di carattere che in un'intera stagione non ha mai trovato un leader nè in campo nè in panchina ma soltanto una società pronta a consegnarsi alle bizze dei suoi tesserati facendo prima saltare un ritiro poi concedendo l'esonero di Pioli, reo di rapporti tesi con metà squadra e di pretendere una rivoluzione dell'organico.

Chi in questi anni ha scavato la fossa ad un Bologna oggi sull'orlo del baratro siede negli uffici ai piani alti rimirando progetti di nuovi mirabolanti centri tecnici, ma oggettivamente chi siede in panchina non ha portato alcun beneficio tangibile nei mesi avuti a disposizione e oggi risulta indifendibile. La media punti è sprofondata ad un misero 0,76 che impallidisce persino al confronto con il non eccelso 0,83 del predecessore Pioli: la retrocessione potrebbe essere ormai inevitabile, ma per una volta a questa squadra serve una scossa forte e decisa per non umiliare ulteriormente i tifosi rossoblù.

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