Alessandro Diamanti è partito, questo lo sapevamo. Quello che non sapevamo però era la reazione che la squadra avrebbe avuto senza il suo capitano. Non avremmo mai pensato che i giocatori acquisissero così tanta fiducia. Alino ha lasciato un grande vuoto all'interno del Bologna, ma non volendo, forse, ha lasciato anche le chiavi per cercare di far meglio. Senza di lui i giocatori sembrano aver ritrovato quella fiducia che mancava da molto tempo. Nessuno si sente più o meno bravo rispetto agli altri, sono tutti alla pari. Ognuno sente il bisogno dell'altro, ognuno si sente completo aiutando e facendosi aiutare dai compagni. L'ex capitano partendo ha inconsapevolmente aiutato la squadra, non l'ha lasciata completamente disorientata. Alcuni suoi compagni gli hanno fatto pubblicamente gli auguri, altri non gli hanno scritto niente; Bianchi aveva postato un cinguettio sul web: "In bocca al lupo Alino.. Tieni alto il nome dell'Italia.. E' stato un onore giocare con te", nonostante i due non andassero proprio di comune accordo, il giocatore si è sentito in dovere di ringraziare il suo Capitano. Così come Bianchi, anche Perez, l'attuale capitano scelto dallo spogliatoio, ha espresso parole di rispetto verso l'ex leader: "Per me, e gliel'ho detto anche a lui, è stato un grande che ha dato tanto al Bologna e per questo lo ringraziamo. Lui ha fatto una scelta personale e ogni calciatore deve fare quello che crede meglio per la sua famiglia: ha preferito la Cina e gli auguro tanto bene per la sua carriera". Adesso è cominciata l'era di Perez, vedremo che capitano sarà... In conferenza stampa ieri ha parlato anche Lazaros Christodoulopoulos, a proposito appunto di come si sente la squadra senza Alino: "L'importante è che stiamo tutti assieme, siamo tutti capitani". Lazaros ha espresso il concetto chiave: il Bologna ha ritrovato la sua strada senza Alino: tutti giocano per tutti, tutti giocano per uno, il Bologna.

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Tornando ad Alino, nessuno lo ha rimpianto, almeno per ora. Chiariamolo, il calciatore non è mai stato un problema, ha sempre aiutato e giocato per la squadra, ma adesso senza di lui, i giocatori non hanno più la pressione del "più forte" e giocano per la squadra. Nessuno si addossa colpe o meriti, semplicemente, giocano e si comportano così come una squadra dovrebbe fare. Una squadra che lotta per la salvezza, ed è unita alla maglia e ai colori che indossa. Questa per il Bologna è la quarta vittoria di questo campionato, un numero non molto rassicurante, ma fa ben sperare. La partita di domenica ha aiutato i tifosi a credere nuovamente nella loro squadra, a sentirsi più attaccati di prima. Anche dopo la cessione del capitano, non hanno detto "pio", sono andati a Casteldebole a dare forza e supporto alla squadra, perché loro ci credono, o forse ci sperano, e sappiamo bene che la speranza è sempre l'ultima a morire. Una cosa che sicuramente però bisogna fare è quella di non parlare più di Diamanti, metterci una pietra sopra, senza nominarlo in ogni singola partita. E' vero che la ferita è ancora fresca e perciò aperta, ma bisogna che questa si rimargini in fretta, altrimenti i giocatori perderanno l'entusiasmo che hanno ora. Il Bologna non è Diamanti, e Diamanti non è il Bologna. Non possiamo continuare a giocare con un fantasma alle spalle, è andato via, fine, bisogna darci un taglio. Alino ha fatto una scelta lontana dalle Due Torri, adesso sta alla squadra far vedere di che cosa è capace. Alino deve andare per la sua strada, il Bologna per la propria. Sono stati messi di fronte a un bivio e ognuno ha deciso la strada da percorrere, ognuno però ora la deve rispettare, senza contare sull'appoggio reciproco.

Da domenica sono tornati fuori cappellini e sciarpe rossoblù, i tifosi li portano con orgoglio, camminano a testa alta, perché devono reagire. E hanno reagito molto bene sia i tifosi sia i giocatori, sembrano aver ritrovato quella serenità che mancava da molto, moltissimo tempo. Ballardini adesso deve essere capace di continuare per questa strada, cercare di far capire alla squadra che è meglio non far ricadere le responsabilità e addossare le colpe ad una sola persona, perché il calcio è fatto di squadre, e come tali si devono comportare.

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