La Virtus era partita partita bene, 10 punti sui 12 disponibili nelle prime sei partite, avevavo fatto sperare in una stagione del tutto diversa. Poi, a partire dalla gare contro Venezia, qualcosa si è rotto, e la Virtus non è riuscita più a mettere in campo quell'intensità difensiva e quella fluidità offensiva, che erano state uno dei segreti della squadra di Bechi nella prima parte di stagione. Troppo spesso la Virtus ha sbagliato l'impatto alla partita, ed è stata costretta a inseguire, arrivando stanca nei momenti che contano. Non è solo questo, però, uno dei motivi per i quali la Virtus è rimasta fuori dalle Final Eight. Ai ragazzi di Bechi, sembra essere mancata la cattiveria, l'intensità e la continuità nei 40 minuti di gioco, ma anche quel pizzico di esperienza che sarebbe servita a restare freddi per essere più cinici nei momenti decisivi. La mancanza di esperienza però non preoccupa, infatti, uno dei compiti di coach Bechi è proprio quello di far crescere un gruppo con molti giovani e il presidente Villalta a tal proposito è stato molto chiaro: "Il nostro progetto: mettere i nostri giovani nelle condizioni di crescere. Bechi si deve preoccupare di questo e basta". La discontinuità nei 40 minuti, è frutto anche delle prestazioni altalenanti dei giocatori: Caspar Ware, ad inizio campionato era tutt'altro giocatore, sembrava aver le idee chiare e sapeva mettere ordine al gioco offensivo, poi ha subito una sorta di involuzione, e la squadra ne ha risentito molto. Quando c'era da prendersi delle responsabilità, il giocatore virtussino era assente ingiustificato, vedi gli scarichi a Walsh, quando avrebbe dovuto prendersi una tripla nei momenti decisivi, che più di una volta sono costate l'infrazione dei 24 secondi. Passando in rassegna gli altri giocatori: Gaddefors sembra il fratello scarso di quello visto a inizio campionato, che aveva abituato i tifosi a ben altre prestazioni, Hardy continua a essere un buon terminale offensivo e Walsh è il leader del quale si sentiva un estremo bisogno, ma anche loro pagano una grande discontinuità. C'è da dire però che alcuni giocatori dovrebbero prendere un po' della voglia di vincere di Walsh, un giocatore, che a perdere non ci sta neanche nelle partitelle di allenamento, e questa mentalità, non può che fare bene alla squadra. Motum, King e Jordan continuano ad essere dei punti interrogativi, grandi prestazioni si alternano a gare orripilanti per loro e finiscono per minare le certezze di Bechi. Per il resto le note liete provengono dall'uso dei giovani italiani. Capitan Imbrò, Fontecchio e Landi sono un trio terribile che sa dare intensità nel corso della partita. La Virtus della prima parte di stagione è un gruppo che deve crescere gara dopo gara, dunque gli errori sopra indicati, sono anche inevitabili. A coach Bechi sta il compito di far ritrovare intensità alla squadra, anche se a volte non basta lavorare solo sull'aspetto fisico, bisogna farlo anche su quello mentale. Inesperienza o no, qui è una questione di mentilità: la voglia di vincere, il "sangue negli occhi", buttarsi su ogni pallone come fosse quello decisivo sono caratteristiche che bisogna avere dentro,non si allenano. Se cambiasse qualcosa a livello di mentalità sarebbe fondamentale, per una Virtus che, nonostante la delusione Final Eight è un gruppo unito, perchè come ha detto Villalta: " Si vince e si perde tutti insieme", e se saprà correggere questi errori si puà candidare seriamente per un posto ai Play-Off. A partire da Bechi e da tutto il suo staff fino ad arrivare ad ogni singolo giocatore, i presupposti per fare bene ed essere tra le prime otto a fine stagione ci sono. Solo il tempo saprà dirci se avevamo ragione.

Immagine non disponibile

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti