Nonostante il periodo non sia dei migliori Claudio Sabatini non ha paura di parlare. L'imprenditore bolognese che nel '95 inventò il Futurshow e che nel 2003 salvò la Virtus dal baratro dopo la gestione Madrigali, ha dovuto passare la mano, i libri della sua azienda sono finiti in tribunale qualche mese fa e la luce su un uomo che ha riempito le cronache della città di Bologna per quasi vent'anni si sta lentamente spegnendo. Lui non ha rimpianti, tuttora convinto delle idee che ha partorito, come sempre dev'essere un imprenditore dei giorni d'oggi tra banche e finanziamenti sempre più nemici di chi si affaccia con voglia di novità da portare in cartello in città: "Sono fallito, ma non sono finito. Non ho intenzione di ritirarmi e penso positivo. Non accuso nessuno dei miei insuccessi, penso di aver avuto buone idee che in un contesto diverso avrebbero potuto funzionare meglio". Negli anni della Virtus Sabatini ha conquistato la serie A1, ha portato le V nere a giocarsi una finale scudetto, tre finali di Coppa Italia ed ha vinto 5 scudetti giovanili negli anni in cui Siena dominava; il suo rimpianto è verso tutta una città che sta vivendo momenti sportivi di grande difficoltà: "Con Bologna sta retrocedendo tutta una città. Non si trova un imprenditore disposto a investire qualche decina di milioni per sostenere la squadra e si consente a Consorte di realizzare un progetto sbagliato in partenza". Con il figlio impegnato oggi con la Fortitudo, l'imprenditore rivela la sua fede biancoblù e auspica una pronta rinascita della città non solo dal punto di vista sportivo: "Questa è la città dei cantautori, dell'Università, del secondo polo fieristico italiano. L'Unipol Arena è il più grande spazio per spettacoli al coperto del Paese. Tutte queste eccellenze non vanno lasciate a sé stesse. Rimpianti? Quello della mia generazione: aver lasciato ai nostri figli solo terra bruciata, senza valori e con troppe ingiustizie".

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