Nella giornata di oggi Marco Belinelli è stato ospite in Gazzetta. Ecco alcune dichiarazioni che il giocatore dei San Antonio Spurs ha rilasciato in via Solferino dove ad attenderlo c’erano diversi tifosi: “Gara-5 è stata una liberazione. Ancora oggi faccio fatica ad esprimere le emozioni a parole, è una di quelle cose che ho sempre sognato per cui ho sempre lavorato duro e poterlo festeggiare è stato qualcosa di fantastico”.

Sugli Spurs. “Siamo una grande famiglia, mangiamo e viaggiamo spesso tutti insieme, siamo sempre restati uniti dentro e fuori dal parquet; il gruppo è il segreto della nostra vittoria, oltre al gioco di squadra che siamo riusciti a proporre in campo".

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Sul rapporto con compagni e coach. “Con Ginobili ci conosciamo da quando avevo 16 anni parliamo in italiano ed è la persona con cui ovviamente ho legato di più; Popovich è una persona incredibile, il miglior allenatore al mondo, ma anche se a tanti dall’esterno non sembra fuori dal campo è una persona simpatica, rispetta tutti ed ha il rispetto di tutti e non è solo basket 24 ore su 24, è quasi come un padre”.

Sulla sua carriera in NBA. “Ho avuto tante critiche nella mia carriera ma mi hanno portato a non mollare mai, sono stato forte mentalmente e ho dimostrato di poter zittire tante persone. Sono certamente felice per i miei successi ma non mi sento arrivato. Appena cominci a capire cosa significa vincere pensi subito a vincere ancora”.

Sull'essere il primo italiano a trionfare in America. “Sono orgoglioso di essere il primo italiano a vincere un titolo NBA, dicevano che non avevo talento, che dovevo tornare in Europa, ho sempre dovuto faticare e farmi trovare pronto in situazioni non facili, alla fine portare il titolo in Italia per primo per me è stato qualcosa di fantastico”.

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