Sasha Danilovic, che domenica in occasione del suo compleanno (compie oggi 44 anni) sarà premiato all'Unipol Arena nell'ambito dell'iniziativa "Gli uomini che hanno fatto la storia della Virtus", ha rilasciato un'intervista esclusiva a Il Resto del Carlino, in cui parla della sua esperienza alla Virtus e a Bologna. Ma domenica sarà una doppia festa per lo "Zar" di Belgrado, poiché la sua maglia numero 5 sarà ritirata per sempre. Queste le sue parole: "Sarà un piacere tornare nella mia Bologna, una città che amo. Sono orgoglioso di condividere un momento come questo con le persone che hanno fatto parte della mia vita, mi sento ricco per le persone che ho conosciuto. Quando dissi sì alla Virtus ero giovanissimo, avevo 22 anni, non avevo l'esperienza per capire certe cose ma, a sensazione, Bologna mi piaceva, sono stato fortunato. Poi c'era Brunamonti, una persona generosa e per niente egoista, sia in campo che fuori. La mia esperienza in Nba? L'organizzazione era il massimo, ma il termine di paragone era Bologna, la mia seconda casa, se non fossi stato così bene in Emilia sarei rimasto più tempo negli Stati Uniti". Continua tornando a parlare della Virtus: "Mi vengono in mente molte persone degli anni alla Virtus, ma una in particolare è Myers: io non sarei stato Sasha se non ci fosse stato Carlton, e Myers non sarebbe stato lo stesso se non avesse sfidato Danilovic, lui è sempre stato un grandissimo. La mia Virtus è stata tra le migliori squadre d'Europa, era bella, ma anche quella di Ginobili non era male; mi sarebbe piaciuto giocare con lui, sarebbe stato divertente. Se è diventato quel che è grazie al mio ritiro? Il mio ritiro ha inciso poco, se uno è forte gioca e fa la differenza, Ginobili avrebbe giocato anche con me".

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