È stata la sua settimana, questa, non quella di Sampdoria-Bologna. L’affare con il Guangzhou ha tenuto banco finché venerdì mattina sul sito del Bologna non è comparso quel “Dear Mr. Yongzhuo” che ha messo fine alla trattativa per la cessione ai cinesi di Diamanti. Un affare che avrebbe fatto contenti dirigenti e giocatore, ma che avrebbe reso il tifoso del Bologna ancora più santo di quanto non è già. Perché rinunciare durante il mercato di gennaio a quello che è insieme capitano, capocannoniere e uomo coi piedi migliori della squadra è una mossa calcisticamente folle, soprattutto quando sei completamente immerso nella lotta per non retrocedere e garanzie di sostituti adeguati non ne hai. Invece la cessione è saltata (per ora) e ieri Diamanti era in campo. La curiosità per vederlo all’opera era altissima: un scatto privo della spinta adeguata sarebbe bastato a far gridare alla mancanza di voglia, invece non è successo. In una partita per larga parte difensivista, in cui ha toccato meno palloni del normale, Alino non è stato diverso dal solito: ha provato a imbeccare i compagni e a far girare quel pallone che solo lui nel Bologna è capace di far girare. E poi al novantesimo ha spiazzato Da Costa sul rigore del pareggio. Non ha esultato, ha solo disegnato una ‘L’ con le dita come dedica a un bambino di nome Lorenzo scomparso nel 2007: l’ha già fatto, non era un gesto polemico. Ora, non è detto che resti, perché la società ha un disperato bisogno di liquidità e lui è quello che ha più mercato. Ma senza un cuscino adeguato, sarebbe una botta da cui riprendersi diventerebbe praticamente impossibile.

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Detto ciò, mi sento di affermare che quello strappato a Marassi sia un gran punto. Perché di fronte avevi un’avversaria in grandissima forma, che sette giorni fa era riuscita a mettere in seria difficoltà la Juventus dominatrice del campionato. Il Bologna di Ballardini è sceso in campo ben conscio di ciò, e ha impostato la gara sulla difensiva riuscendo ad arginare per tutto il primo tempo Eder, Gabbiadini e anche Soriano. Incursioni offensive pochissime, vero, così come non c’è stata nessuna parvenza di gioco, ma almeno la difesa ha retto senza patemi. Discorso diverso per la ripresa, quando i doriani hanno mostrato un piglio più tonico bucando una retroguardia rossoblù colpevole sulla rete dell’ex. Ma anche qui, invece di sciogliersi il Bologna si è ringalluzzito, evitando altri rischi e provando ad agguantare un punto che sarebbe stato un mattone fondamentale. Purtroppo l’attacco del Bologna è sterile da inizio stagione (domenica scorsa due tiri, due gol), e quindi di pericoli alla porta della Sampdoria ne ha creati un numero esiguo, forse nessuno. Ma un Lazaros che non ti aspetti si è rialzato dopo l’erroraccio contro il Napoli e ha conquistato il rigore decisivo. Uno a uno e di nuovo quart’ultimo posto: la zona Pioli, diciamo.

Non ammettere che il Bologna sia cambiato con l’arrivo di Ballardini sarebbe ingiusto. I giocatori, e quindi i piedi, sono sempre gli stessi, ma la testa no. C’è più voglia, e c’è quella ormai famigerata compattezza che prima mancava. Ma se fin qui un punto alla volta è stato sufficiente, domenica la squadra sarà attesa da un impegno in cui il pareggio non basterà: contro l’Udinese bisognerà vincere, sia perché pareggiando soltanto non ti salvi, sia perché con i tre punti salteresti davanti proprio alla squadra di Guidolin, invischiandola in una zona in cui non è abituata a stare.

Già, tuttavia per vincere dovrai fare la partita, e se il Bologna resta lo stesso di oggi l’impresa si fa ardua: servono almeno due innesti, a centrocampo e in attacco, e rimangono solamente cinque giorni per portarli a Casteldebole. L’alternativa più quotata, al momento, è una sola. Ma io il sabato pomeriggio vorrei averlo libero anche l’anno prossimo, voi?

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